DODO
(AVVERTENZA: temi dolorosi, astenersi cuori sensibili)
A ottobre Ludovico, chiamato da tutti Dodo, si alzò dal letto la mattina con un dolore sordo e fastidioso alla pancia. Decise di non preoccuparsi troppo e dopo averlo riferito distrattamente alla moglie andò a lavorare in Banca come tutti i giorni. La sera però tornò a casa che era uno straccio, il dolore durante il giorno era aumentato. Che fosse qualcosa di serio? Si mise subito a letto senza giocare con le sue due bambine come faceva ogni sera. Durante la notte si sentì troppo male. Dopo aver portato in fretta e furia le bambine dalla nonna, la moglie lo accompagnò in ospedale. I dolori si facevano sempre più forti, mai avuto dei dolori così, in tutto il corpo.
Venne ricoverato subito e Dodo entrò in coma verso le 4.00 di notte. I medici si affannavano intorno a lui, senza riuscire a fare nulla di decisivo. Non si capiva cosa avesse e il tempo passava troppo in fretta. Era un uomo robusto, pieno di gioia di vivere e buono. Mai l'ho visto litigare con sua moglie ed era affettuosissimo con le sue bambine piccole.
Restò in coma per una settimana. Le cure si limitavano a combattere i sintomi. Finalmente dopo una settimana Dodo diede segni di ripresa. Si svegliò dal coma nel reparto di Rianimazione, pian piano riacquistò le sue funzioni. Forse ce l'avrebbe fatta per Natale. Il fratello gli diceva "Sorridi dai, devi essere ottimista", al che lui replicava "Sì, sono un inguaribile ottimista."
Quando andavamo a trovarlo potevamo vederlo solo dietro un vetro. All'inizio poteva muovere solo gli occhi e le dita. Dormiva su un materasso ad acqua, nudo. Si vedeva che soffriva. Lui voltava la testa quando si accorgeva che eravamo andati a trovarlo e si commoveva. Poteva entrare solo una persona alla volta, dopo aver indossato camice e mascherina, suo fratello gli portò la schedina per farla con lui, tanto per sentire il mondo esterno, che in ospedale si vede proprio poco.
Dodo non rivide più le sue bambine. Morì dopo due settimane, una notte ebbe un collasso respiratorio, il suo male ebbe un picco e in poche ore tutti gli organi del suo corpo si infiammarono. Alla fine si era scoperto cosa aveva, una malattia rara che si chiama Pannicolite. Il pannicolo è lo strato grasso della pelle. Già da piccolo a 5 anni aveva sofferto di questa malattia, ma poi così come era venuta gli era passata. Gli era ritornata a 38 anni, un male che rovina la pelle. Solo che da bambino si era sfogata all'esterno, oggi (e nessuno sa perché) all'interno.
Quando è morto aveva tutti gli organi interni rovinati, i parenti avrebbero voluto donare gli organi, ma non fu possibile, solo le cornee degli occhi erano rimaste sane. Tutto si era malandato in lui, sangue cuore polmoni pancia fegato, tutto. E Dodo era un omone, un ragazzo sano che faceva sport, che riusciva a pedalare 50 km al giorno. Gli ultimi giorni deve avere sofferto come una bestia, povero Dodo.
Esistono le malattie rare e incurabili. Cazzo, se esistono. Sembra che ci siano stati nel mondo solo sette casi come il suo, tanto per dire come era rara la sua malattia. Ricerche su Internet, visite di Professori, consulti telefonici internazionali, tanto casino, tanta accademia. Niente, nessuna terapia.
Lascia una moglie e due bambine piccole. E' quasi cinico dirlo, ma meno male che la moglie è giovane. Trentacinque anni, si potrà rifare una vita. Troverà un nuovo uomo che la amerà. Sano. Il funerale è stato tristissimo. Erano presenti molti giovani. I genitori di Dodo erano disperati, cosa si prova quando muore un figlio? Suo padre accarezzava i due figli rimasti, mentre il suo primogenito calava nella tomba.
La moglie di Dodo andò a dargli l'ultimo saluto prima che chiudessero la bara. Lo baciò in fronte e poi se ne andò via. Io la guardai di sfuggita un attimo, stava indurendosi. Il cadavere di Dodo era giallo come un limone vecchio -il fegato si era proprio rovinato-, con la faccia gonfia e le palpebre degli occhi tenute chiuse da due pezzi di scotch. Non un bello spettacolo. La bara venne chiusa.
A Natale dell'anno prima ero andato a trovarli a casa loro. Una bella casa, piena di giocattoli e colori, in cui vivono due bambine piccole. Come dire adesso alle bambine che il papà è morto? La più piccola aveva un anno, l'età la difendeva, ma l'altra, di tre anni? Cosa dirle? Le solite cose, che il papà era volato in cielo, era diventato un angelo, che l'avrebbe curata e protetta da lassù. Che qui in terra c'erano i nonni che comunque avrebbero badato a lei. La più grandicella di tre anni ascoltò questo discorso, stette zitta un momento, e poi chiese pensierosa: "ma in cielo dove?"
La nonna, madre di Dodo era apparentemente calma e tranquilla, ma doveva avere dentro un dolore ignobile. Il dolore toglie dignità o ne fornisce? Non lo so, nessuno ha il coraggio di essere quella donna, e io certo non glielo chiedo.
Alla Messa Funebre tutti frenavano il dolore. Qualcuno ci riusciva, altri no. Che orribile frase, la vita continua.
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