CHI TACE ACCONSENTE
I latini lo dicevano in maniera leggermente differente "Qui tacet consentire videtur" (chi tace sembra acconsentire) ma è un dettaglio che a ben vedere è un enorme abisso.
Infatti tra Chi tace acconsente e invece Chi tace SEMBRA acconsentire c'è una bella differenza. Diverso è il significato che si dà al silenzio dell'interlocutore. Nel primo caso (la semplicistica versione italiota) il silenzio è un informale consenso, nel secondo si aprono un ventaglio di ipotesi.
"Veramente non ho detto niente... sì, però… me pareva 'na strunzata…. parlerò al momento adatto… io non replico alle provocazioni…. bella idea, ci devo pensare… per rispetto non ho detto nulla… fai paura quando parli così… mica ho capito…. ah dovevo dire qualcosa?…"
Esempio pratico uno: in ambito aziendale - contrattuale - affaristico il "chi tace acconsente" è pericolosissimo. Molte strette di mano e firme sulla fiducia nascondono un silenzio-consenso, clausole scritte minuscole in cirillico che a meno non siano contestate diventano esecutive e fatali. tanto è vero che spesso è più valido il silenzio-rifiuto. Parlare sempre.
Esempio pratico due: il valore del silenzio in ambito psicoterapeutico (in teoria il mio campo) è molto ampio. Tutto il repertorio: dall'incoraggiamento a proseguire alla incomprensione all'approvazione. Ricordo che il mio psicoterapeuta (sant'uomo) ogni volta che dicevo una stupidata stava zitto. Eeeeh quanti ricordi
Esempio pratico tre: in campo sentimentale il silenzio pare avere il significato opposto del proverbio! Dire "ti amo" e udire il silenzio cosmico dopo, fa sorgere cattivi pensieri. E ditele due parole!
Esempio pratico quattro: in ambito politico "chi tace acconsente" favorisce sempre l'opppressore e mai l'oppresso, TACERE IN AMBITO POLITICO NON E' NEUTRALITA', è approvazione o paura. Abbiamo il diritto anzi il dovere in quei casi di dire no. Le giustificate reazioni dal basso hanno fatto cambiare parere a più di un governante.
Raccomandazione finale: non accontentatevi, quando fate o dite qualcosa, del silenzio altrui. Soprattutto non pensate che l'interlocutore sia AUTOMATICAMENTE d'accordo con voi. Abbiate il coraggio di chiedere "come la pensi tu?", ascoltate cosa ha da dire. Ricordatevi dei latini, potreste scoprire punti di vista che vi sorprenderanno. Non sopravvalutate il silenzio, a volte va bene, ma a volte no. Ci vuole solo un poco di coraggio nel porre la domanda.
