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domenica 15 febbraio 2026

IL MIRTILLO FA BENE ALLA PIPI (revisited)

(continua la rassegna sulle antiche guarigioni)

“Uè, è da un po' che non ti vedo. Ma che hai? Hai una faccia…”

“E’ un periodaccio, guarda, sto malissimo. Ma sì, a te lo posso dire, è la terza volta in un anno che eseguo un ciclo di antibiotici, e ogni volta mi butta giù. Ho una cazzo di infezione alle vie urinarie che non mi passa. Fare la pipì mi brucia sempre, è un tormento."

"Una CISTITE forte, di quelle resistenti, Ma che sintomi hai?"

"Sono talmente sgangherato che ogni ora mi scappa. Faccio qualche goccina tra i dolori e poi si ricomincia. Anche di notte, Chevvitadimm! Mi alzo 5 o 6 volte e mi sveglio distrutto. E ogni giorno è peggio. Ho fatto certe figure guarda, a volte mi vergogno di uscire di casa. Ma a te non è mai capitato?”

"No, si vede che il mio apparato urinario ancora resiste. E poi su consiglio del mio medico faccio prevenzione."

“Beato te. Guarda, non lo auguro a nessuno. Che tipo di prevenzione?"

“Si chiama cura del mirtillo, la bacca blu di montagna, la faccio regolare ogni anno.”

“Come si fa? Guarda, tutto per far sparire questi dolori. Com'è che funziona?"

"Me l’ha spiegata tempo fa il medico, pare che il mirtillo, oltre a contenere molti…aspetta, ha usato una parola strana.. ecco: bioflavonoidi! Sono dei potenti antiossidanti, che ripuliscono il tutto. Contiene pure dei composti derivati dal tannino, che impediscono ai batteri di colonizzare le cellule che rivestono l'uretra e la vescica. Con la semplice cura di mezzo bicchiere di succo di mirtillo al giorno per 7 settimane si elimina la cistite nel 73% delle donne, che sono le più colpite”

“Urca, ma è una storia vera?”

“Così è. E’ un vecchio rimedio della nonna una volta tanto confermato da studi scientifici. Una sorta di antibiotico naturale. Ricordo mia nonna diceva come il mirtillo fa bene alla pipì. Il medico però è stato chiaro. NON PIU' DI 49 MATTINE (sette settimane), perché il succo in sé è molto acido.”

“Chissà però quanto costa.”

“Macché, non pensare. Se vuoi spendere poco ci sono in commercio -ora faccio un po' di pubblicità- dei bottiglioni molto pratici. Oppure puoi ripiegare su 49 mini bottigliette di mirtillo nero, le trovi anche al super. Ne prendi una a digiuno la mattina, prima del caffè e oplà! IN DUE MESI SARAI A POSTO PER TUTTO L'ANNO.

“Dai ci provo. Grazie per avermelo detto, i vecchi rimedi sono sempre i migliori.”

“Immagino che comunque queste informazioni le sapessi già, ma ti conosco da poco e non volevo rischiare.”

sabato 14 febbraio 2026

IL DOLORE PREFERITO (REVISITED)

(continua il mio viaggio tra le guarigioni)

Hola, segnor Luca! Ma…que pasa alla mano? Que le pasò?

“Oh ciao Fernando, domestico peruano preferito. Niente di preoccupante, mi son graffiato, un dito si è infettato formando il pus intorno all’unghia. Mi fa un male cane.”

Siente mucho dolor?

“Una pulsazione continua al dito, non posso nemmeno sfiorarlo. Speriamo guarisca presto, questa mano lo sai quanto mi serve. E’ una piccolezza ma incredibile il male che provoca.”

Ma puede guarir?

“Certo, devo spargere sopra la polvere antibiotica ed entro qualche giorno il pus se ne andrà. Speriamo, non ne posso più.”

Segnor Luca, nosotros in Perù tenemos un otro rimedio. Mas rapido.

“Ah sì? E’ vero che tu in Perù facevi il curandero. Ma più rapido in che senso?”

Vamos con una agua caliente e limpiamos toda la herida. En poco tiempo se hace todo.

“Alla vecchia maniera delle nonne quindi, si buca la pelle e si strizza finché esce sangue rosso. Ma poi con cosa disinfetti?”

Con la mia Agua Florida, l’agua milagrosa que siempre llevo conmigo. Muy especial.”

“Ah sì, me ne avevi parlato, l’acqua di rose la chiamiamo noi. Dai, proviamo anche questa. Ma funziona? E' doloroso?”

Poco tiempo segnor. Usted que tipo de dolor gusta mas? Intenso y rapido o lungo y debil? E’ pronto a sufrir, segnor?”

”Forza Fernando, bucalo!”

(Fernando si mise subito all’opera. Aveva occhi diversi. Prese un ago dalla scatola per cucire e, mentre lo arroventava sul fuoco per la piccola operazione, io sistemavo tutto sul tavolo: l’ovatta, il disinfettante, il cerotto.

Sono stati minuti di dolore intenso. Fernando bucò la pelle e dopo iniziò a strizzare con forza il dito malato, doveva far uscire tutto il pus fino al sangue. Io non guardavo ma sentivo un dolore pazzesco alla mano, come se me la martellassero. Intanto pensavo alle pellacce che mi avevano preceduto: Dostojevsky davanti al plotone di esecuzione, mia madre che mi aveva partorito, i gladiatori nell’arena contro i leoni. In certi momenti mi sembrava di svenire, gemevo e mordevo ad occhi chiusi un fazzoletto di tela.

Alla fine il sangue iniziò a zampillare rosso vivo. Basta così, basta, non c’è più nulla da togliere. Fernando disinfettò con cura usando l’Agua Florida e poi mise il cerotto. Finito, tutto finito. Mi accasciai e tolsi il fazzoletto dalla bocca. Come tutte le volte che un dolore era terminato, provavo un senso di pace triste verso la vita.

"Terminado señor Luca, esta noche ya no dolerá más."

Aveva ragione, entro sera non mi faceva più male.


LA CULTURA DELLO SBALLO 

(si parlerà di giovani, droga e morte, temi non semplici. Talvolta dolorosi.)

Lavorando come psicologo nelle Comunità frequentate da ragazzi "difficili" mi ero accorto di un grave pericolo che serpeggiava: LA CULTURA DELLO SBALLO. Per moltissimi ragazzi la vita consisteva nella ricerca di un PIACERE IMMEDIATO, è più grande e immediato era questo piacere più la loro gioia sarebbe stata intensa. Non c'erano limiti. Una volta il fenomeno era limitato all'alcool, oggi escono a raffica sostanze chimiche ed esperienze che promettono sballi da elefante.

Lo sballo può arrivare dal fumo delle canne, dalle ciucche di alcolici, dal rubare motorini o soldi, dall'andare con prostitute (spesso con lo sballo aggiuntivo "senza preservativo"), dalle droghe pesanti, dal picchiare qualcuno allo stadio, dallo stordirsi in discoteca ("sotto cassa tutto passa"), dalla vita spericolata etc. Si vive immersi nel culto della soddisfazione immediata dei propri impulsi, e di esempi se ne possono fare cento. "Almeno il sabato e la domenica mi posso divertire, no? Dio, come sto!"

Senza ampliare troppo il discorso sulle droghe sennò qua non la finiamo più, mi limito a dire la mia esperienza con quei ragazzi (le ragazze sembrano più immuni alla cultura dello sballo, non so esattamente perché). So che è un discorso facile da fraintendere ma devo farlo.

A. Sarà banale dirlo, ma ho visto che la Cultura dello Sballo è un pericolo gravissimo. Molti sono morti, altri hanno avuto il cervello bruciato, altri hanno sciupato la loro vita. Quante tragedie. Quando mi accorgevo che in un adolescente era presente il fascino dello sballo, dovevo affrontare il problema senza esitazione e remore.

B. Da dove nasceva questo fascino? Non era difficile intravedere una famiglia disgregata alle spalle, anche se una famiglia a posto non è che automaticamente garantisse (le eccezioni sono state troppe). In ogni caso nella educazione di questi ragazzi qualcosa era andato storto.

C. Ma cosa? Indubbio, per questi ragazzi lo sballo era il massimo della felicità, anzi a volte era l'unica felicità. Altri piaceri (amare, il sesso, una famiglia, un buon lavoro, i bambini, il successo professionale, viaggiare nel mondo, l'amicizia etc) non venivano nemmeno pensati. Santodio, lo so che mi ripeto, ma genitori e nonni state attenti a quando insegnate ai giovani cos'è, come e dove si trova la felicità. State forgiando il loro destino.

D. una logica conseguenza: essendo per loro lo sballo l'unico piacere mica volevo toglierlo, vero? Levare lo sballo a questi ragazzi significa togliere ad essi la possibilità di provare piacere. Hai voglia a ripetere i danni in arrivo, questo conoscono e questo fanno.

E. c'era un lato che mi addolorava nella Cultura dello Sballo. Questi ragazzi si stavano distruggendo il futuro. Quando li interrogavo sul loro destino erano perplessi: "boh, non ne ho idea", "un capomafia", "forse sarò già morto", "in galera".

F. Che fare? Domanda da cento milioni di dollari. Una prima reazione istintiva è quella di "rinchiudere" questi ragazzi. Ma (come psicologo) sento il dovere di dire che tale soluzione è inutile: l'unico piacere che conoscono resterà sempre quello dello sballo. Amare, lavorare ecc. sono solo vaghe ipotesi senza fondamento, buone al massimo per farsi una risata. Sin a quando questi "valori" non saranno da loro introiettati come piacevoli questi ragazzi potranno essere rinchiusi o isolati per anni, ma appena liberi riprenderanno lo sballo interrotto.

Naturalmente, questo presuppone onestà e coerenza da parte nostra quando parliamo e ci comportiamo davanti a loro. Se ne accorgono subito delle bugie. Saremo capaci di essere sinceri? Perlomeno provarci.

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Maurizio, che dolore quel giorno venire a trovare la tua tomba. Scusami, scusami, non sono riuscito a salvarti. Ti avevo visto da ragazzo, avevamo giocato e parlato insieme ma poi uscito dalla Comunità ti eri perso. E nel carcere di san Vittore a 19 anni hai sniffato il gas delle bombolette per cucinare, lo sballo dei poveri, ti è venuto un embolo e sei morto sul pavimento della cella. Oddio, Maurizio. Ti ricorderò sempre.

Now the drugs don’t work – Ora le droghe non funzionano
They just make you worse – Ti fanno solo stare peggio
But I know I’ll see your face again – Ma so che vedrò di nuovo il tuo viso

(il Cimitero Maggiore di Milano, dove è sepolto Maurizio)



mercoledì 11 febbraio 2026

I DOWN SI RENDONO CONTO DI ESSERE DOWN?

Si rende conto di tante cose, credi a me. Una mattina accompagnai Gioppy, un down con più di 50 anni (molto vecchio per la media dei down) all'anagrafe del nostro Comune, non mi ricordo più per quale menata. Ricordo che la sala d'attesa era gremita di gente, tutti che scalpitavano impazienti aspettando il loro turno.

Andai verso l'operatrice allo sportello e le feci presente la condizione di Gioppy. La operatrice si rese conto del caso e ci fece passare per primi, tra gli sbuffi seccati delle persone sedute, che vedevano passare davanti l'ultimo arrivato.

"Vieni Gioppy, andiamo" gli dissi e lui mi seguì docile. Mentre stavamo per entrare in una stanzetta, il vecchio down improvvisamente si voltò, fece il gesto dell'ombrello e disse all'uditorio.

"Vedete cosa vuol dire avere un cromosoma in più? Tiè!" Tutti muti.

"Vieni dentro Gioppy, vieni dentro!"

martedì 10 febbraio 2026

PENSAVO FOSSE VERO

Da bambino (anni '60 del secolo scorso, fa impressione detta così, eh?) andavo matto per una enciclopedia per ragazzi detta Conoscere, ne parlai qui.

https://www.blogger.com/blog/post/edit/2718777623982762765/5901838154265654974

Molto varia e colorata, a me da bimbo sfogliarla piaceva un casino. Si parlava un poco di tutto, come per esempio succede qui su Quora. La conoscenza sia vasta ed eclettica. Recentemente mi è poi capitato tra le mani uno dei loro volumi e l'ho aperto, sperando di ritrovare antiche e belle emozioni.

Sono rimasto inorridito. Quando si discuteva di storia o letteratura poteva ancora andare, ma quando affrontava temi scientifici c'erano strafalcioni incredibili, di cui mi accorgevo anch'io che scienziato non sono, ed è tutto dire. Pensare che sono cresciuto con quelle convinzioni (che provenendo da una Enciclopedia prendevo per oro colato) mi fa dubitare del mio sapere.

Porto un esempio che mi ha impressionato: parlando dei delfini, Conoscere li inquadra tranquillamente come pesci e non come mammiferi, errore in cui anni fa cadevano in tanti, Da una enciclopedia però non me l'aspettavo, tanto più da un testo che per me da bambino rappresentava la pura verità. E praticamente OGNI voce scientifica (sistema solare, evoluzione essere umano, chimica etc) più che aggiornata deve essere riscritta. Quando parla dei computer fa ridere.

Chissà quante convinzioni sbagliate ma in buona fede che ho ancora nel mio cervellino. Da questa storia comunque ho ricavato una morale: "ESPANDERE LA CONOSCENZA" NON SIGNIFICA SOLO SAPERE PIU' COSE MA ANCHE CAMBIARE QUELLE CHE GIA' SAPEVO. Nulla è immutabile, non ci sono punti fermi nell'evoluzione, siamo obbligati alla educazione permanente. "La sola costante è il cambiamento" (Eraclito). E' un lavoro che non finirà mai, forza e attento alle trappole.

Sei disposto a cambiare ciò che sapevi?

domenica 8 febbraio 2026

CARTA E PAPIRO

 "CARTA" in inglese si dice "PAPER", che deriva a sua volta da PAPIRO, l'antica pianta che cresce sulle rive del Nilo, il cui fusto spiegato una volta veniva usato come base fisica della scrittura (venivano talvolta usate anche le pergamene, ricavate dalla pelle di animali, ma erano molto più costose).

Del resto la "carta" come la intendiamo noi è una scoperta abbastanza recente essendo arrivata in Europa dopo il 751, quando gli arabi sconfissero nella battaglia di Talas i cinesi, che l'avevano inventata 500 anni prima e che custodivano gelosamente il segreto.

Carta - Wikipedia

Comoda, economica e veloce, la carta attraverso gli avamposti arabi di Spagna e Sicilia si diffuse in Europa e sostituì i fogli di papiro. L'ennesima dimostrazione che non puoi fermare una buona idea quando viene fuori. Presto in tutta Europa si diffuse il materiale e la parola nuova: carta (italiano), carte (francese), carta (spagnolo), karte (tedesco)…. paper (inglese).

Perché il papiro era irrinunciabile per gli anglosassoni tanto da continuare a nominare nei secoli così la carta? Qui c'è un MISTERO. E' forse una popolazione refrattaria alle novità? Erano analfabeti e non usavano la carta? Amavano e amano così tanto i francesi da usare il loro antico termine papier? 1, 2 e 3 non mi sembrano proprio.

L'unica spiegazione che ho trovato io è psicologica: gli inglesi usano paper al posto di carta perché a loro piace essere diversi dal continente Europeo, sono fieri di essere un'isola. Sono molto "proud to be different", W la Brexit. E se per rimarcare la diversità usano una parola diversa dagli altri, ben venga.

Sono forse discorsi fuori dal tempo oggi che tutto sta diventando digitale e che carta, papiro e pergamena stanno sparendo. Ma, quando parliamo con loro, teniamo sempre a mente la psicologia inglese di volere ad ogni costo sembrare diversi. E forse questo è il destino delle isole nel mondo: pensiamo all'Italia. Ai sardi o ai siciliani, che faticano a sentirsi italiani. Prima sardi o siciliani, poi italiani, si intuisce benissimo. Anzi, fosse per loro, molti si staccherebbero.

Come è difficile l'unità. Lo si capisce anche da una semplice parola,

(in questo papiro dell'antico Egitto alcuni bambini imparano a scrivere)

venerdì 6 febbraio 2026

 VINCEREMO!

Stasera 6.2.26 iniziano le Olimpiadi invernali a Milano. Vinceremo! (futuro verbo vincere)

"Ma cosa? Siamo scarsi in tutto."

Una medaglia d'oro è sicura! Quella dei pupazzi di neve, lì non ci batte nessuno