DIARIO CLANDESTINO
Giovanni Guareschi è uno scrittore del dopoguerra che io amo molto, noto al grande pubblico per essere l'inventore di Peppone e Don Camillo.
Essendo io un lettore appassionato, ho parlato spesso di lui (Risposta di Luca Tartaro a Avete mai visto la saga di "Don Camillo" e "Peppone",dai libri di Guareschi? Che ne pensate?) Di più, quest'anno, come in devoto pellegrinaggio, il vostro affezionatissimo il 25 aprile si è recato a Brescello, comune emiliano della bassa Padana dove hanno ambientato tutti i film (Risposta di Luca Tartaro a Cosa succede il 25 Aprile ?)
(Nella piazza di Brescello c'è un vero carro armato dell'epoca, tanto per far capire l'ambiente)
Feroce anticomunista, Guareschi fu l'inventore del famoso slogan "Nel segreto della cabina elettorale Dio ti vede, Stalin no". La cosa singolare però è che, con la figura del sindaco Peppone, ha creato una figura di comunista in cui anche gli stessi comunisti si riconoscono! Solo un grande poteva riuscirci.
Ma ecco cosa mi ha commosso oggi. Mi è capitato di rileggere qualche pagina del suo indimenticato Diario Clandestino, scritto mentre durante la Seconda Guerra Mondiale era internato nel campo di concentramento di Sandbostel. Giovanni scriveva su "magri quadernetti" e poi leggeva per tirarli su ai compagni di prigionia le sue pagine, commoventi o umoristiche. Non riesco ad immaginare una situazione più difficile per scrivere ma spesso le opere nascono così. Ripenso a Marco Polo che in prigione dettava a Rustichello le memorie del suo Milione.
Diario clandestino - Wikipedia
(La copertina disegnata dallo stesso Guareschi; un soldato magro e dimesso, con gli scarponi più grandi di lui)
Ecco il brano che mi ha commosso. Guareschi malinconico nel campo di concentramento pensa a CI, il figlio mai nato. Parole per tutti i bambini mai nati. Parole che solo in una estrema solitudine possono venire.
Giovannino seduto per terra sulla sabbia deserta. E' solo, ma non è solo. La vita gli diede tre figli, ma il secondo non ebbe niente dalla vita (nè una briciola di luce, nè un filo d'aria, nè un nome), perchè quando nacque già la morte l'aveva agghiacciato.
Ma egli ravvivò la bocca muta con un soffio del suo respiro; accese gli occhi spenti con un po' di luce dei suoi occhi, e gli fece un nome con un pezzettino del suo cuore: Ci. E Ci -non nato- visse. E fu sempre con suo padre, e anche ora è qui con lui, e nessuno lo sa.
Il tempo passa per gli altri suoi figli, ed essi invecchiano, minuto per minuto: ma per Ci il tempo non esiste, ed egli eterna la sua giovinezza. Ha due figli: due sono il legame tra lui e la vita; Ci è il legame tra lui e la morte. due gli fanno dolce la vita, Ci gli fa dolce la morte. Gli uomini l'hanno diviso dagli altri suoi figli, ma Ci è sempre con lui; e nessuno può staccarlo da lui, nemmeno la Morte. Perchè il giorno in cui egli getterà il suo fardelletto d'ossa, Ci ancora sarà al suo fianco, e lo prenderà per mano.
Un uccellino ha fatto il nido nel suo cuore, Ci. Giovannino, seduto sulla sabbia deserta, al limite del campo, sembra solo. E invece Ci è qui con lui, seduto sulla sua spalla destra, col faccino appoggiato alla sua gota scarna.
(30 agosto 1944)
L'arte salva la vita, un figlio si porta sempre nel cuore.