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mercoledì 13 maggio 2026

UN ANTICO PROVERBIO CONTADINO

C'era un antico proverbio contadino che ammoniva i lavoratori dei campi che non sapevano come vestirsi con l'approssimarsi della bella stagione: "AD APRILE NON TI SCOPRIRE, A MAGGIO VAI ADAGIO, A GIUGNO GETTA VIA LO COTICUGNO (cioè il cappello) MA NON LO IMPEGNARE CHE TI POTREBBE ABBISOGNARE!"

Vecchia saggezza contadina di una volta, attenta al cambio lento delle stagioni. Carino ma in fondo superfluo in quest'era di termosifoni, stufe, cappotti, abiti adeguati, riscaldamento climatico e via bernaccando.

(se te lo ricordi, ormai hai una certa)

Ebbene, in questo maggio 2026 altro che andare adagio. Ormai è ufficiale, nel senso che questo tempo pazzerello ha ufficialmente rotto i coglioni. Basta pioggia, basta freddo, non è possibile che a maggio tengo ancora il piumone invernale. Ma Maggio non deriva da Majus il mese più bello dell'anno? Voglio tornare in letargo!

Io poi sono un tipo freddoloso, la sera mi intabarro come un opossum. Brrr che freddo.

"Quando arriverà il caldo afoso non ti lamentare, Tartaro!"

"E chi si lamenta? Siamo in tanti così, io son qui che l'aspetto."

martedì 12 maggio 2026

UNA PAROLA CHE MI METTE DI BUONUMORE 

Anni fa andammo a trovare una amica che abitava a Chioggia in Veneto. Sulle rive del mar Adriatico, è una cittadina molto sottovalutata come meta turistica, una piccola Venezia. Andate a visitarla, non ve ne pentirete.

L'amica ci preparò una loro specialità, le sarde in saòr, buonissime sardine marinate in una salsa speciale con pinoli, uvetta, cipolle etc. Piatto marinaro, lunga tradizione storica.

Alla fine della serata, volenteroso, presi il sacco dove c'era la spazzatura, andai da lei e chiesi:

"Porto io fuori la spazzatura, mi sai dire dov'è il cassonetto?"

La mia amica mi guardò con occhi sbarrati e poi chiese:

"Donde ti va tu?"

Ripetei la domanda e lei mi guardava sempre con gli occhi sgranati. Poi si illuminò e disse.

"Ah, ti xè massa serio. Ti va a buttar le scoàsse nel bidòn, noialtri lo ciamemo così, ciò."

(traduzione: ah ma sei molto serio. Vai a buttare la spazzatura nel bidone, noi lo chiamiamo così.)

Soltanto anni dopo ho capito l'arcano, del perché la mia amica si era stupita nel sentirmi dire la parola "cassonetto". Sembra che in veneto casso-netto abbia un significato particolare, indica ehm il membro virile pulito 😁, da qui lo stupore.

Sarà, ma da allora ogni volta che sento la parola "cassonetto" mi viene da ridere 🤣🤣

lunedì 11 maggio 2026

LEGGERE LA MANO

Quando da giovanissimo mi recai per le vacanze in Calabria, terra bella e tormentata (ma da giovane vedevo solo il bello), tra le tante esperienze mi capitò una vecchia zia a cui garbava leggere la mano.

Anche da ragazzo non ci ho mai creduto. Che si possa intravedere il destino di una persona dalle linee che ci sono nella pelle mi sembrava una sciocchezza. Però avevo 14 anni e la zia mi afferrò la mano. Lasciai fare, più per educazione acconsentii e il risultato devo dire che mi sorprese. Io avevo come tutti le due linee dell'Amore e della Saggezza molto distanti tra loro.

Tutto normale senonché… c'era una particolarità nella mia mano che la signora mi spiegò molto rara da trovare. La croce, c'era una piccola croce che univa le due linee principali e distanti. Mi guardai il palmo della mano, cavolo c'era veramente una crocina piccolina.

(la foto è per dare l'idea delle dimensioni, al prossimo pranzo ve la faccio vedere dal vivo)

Tutte le signore presenti in sala batterono le mani contente: la croce sul palmo era un invincibile segno del destino. Avrei scelto saggiamente il mio amore e vissuto una vita saggia, innamorata e felice.

Non so se altri hanno mai provato a farsi leggere la mano e che impressione ne hanno ricavato. Io ogni tanto in questi anni mi guardavo la crocina e mi chiedevo "mah, chissà se è vero…"

In ogni caso alla mia veneranda età, dopo tante fallimentari esperienze, posso con sicurezza affermare come la vecchia comare (che non volle essere pagata) avesse pienamente ragione. Amore e Saggezza in me sono strettamente legati: la Saggezza è da una vita che mi grida come sull'Amore debba metterci una croce sopra! Ah crocina, ti avessi ascoltata prima ma ero sordo. Luca, obbedisci al destino!

"Leggiamo questa mano, vediamo il destino cosa riserva…"

COSA MI HA RESO ORGOGLIOSO OGGI

Scoprire in questa mia grigia e insulsa vita che c'è il sito di un clone, Luca Tartarini Anzi ce ne sono due, LUCA TARTARINI, con la foto profilo di Homer che mangia la ciambella.

Come dice un mio amico "Ti accorgi che qualcosa vale davvero quando cercano di rubartela". Proud to be me!

IL LUOGO PIU' SELVAGGIO D'ITALIA

 Il luogo più selvaggio sembra spettare alla Val Grande in Piemonte, la più estesa area d'Italia senza presenza umana. "The largest wilderness in the Alps", tanto che è diventata un Parco Naturale.

Eppure una volta di esseri umani ce n'erano parecchi. Poi un disboscamento e uno sfruttamento sciagurati l'avevano ridotta malissimo, senza più risorse, tanto che nel secondo dopoguerra se ne andarono tutti, lasciando la valle a se stessa.

Presto, come ci ha insegnato il lockdown, la natura si è ripresa ciò che era suo. Un amico che fa trekking da quelle parti mi dice che non è raro ogni tanto imbattersi in ruderi mezzo mangiati dagli alberi.

Una terra molto selvatica, aspra, piovosa, inospitale, d'inverno nevica e le temperature si abbassano assassine. Un postaccio. Sembra paradossale ma l'inquinamento è stato così profondo che la qualità dell'aria è ancora pessima. "Andare dentro" e "venire fuori" dicono i locals.

Eppure, in questa terra abbandonata viveva un uomo, Gianfry, che a 40 anni decise di mollare tutto e venire qui a vivere come un eremita. Viveva senza scarpe ("le ho lasciate nella precedente vita"), lacero, nutrendosi di cibi scaduti, quello che gli davano gli escursionisti, funghi, bacche e frutti delle piante ("vivo di quel che la natura da, bisogna avere pazienza"). Selvatico, eremita, mezzo matto, uomo del bosco, ognuno lo chiami come vuole.

Evitava di solito gli esseri umani che sentiva arrivare da lontano ("sento l'odore del sapone sulla pelle e del detersivo sugli indumenti") ma ogni tanto scendeva in paese. Non era cattivo, era benvoluto e parlava. Ma poi se ne tornava sulle montagne e spariva.

Non doveva essere una persona sgradevole, perché ha lasciato un buon ricordo di sé. Dopo che nel 2015a 59 anni è morto (intossicazione?), qualcuno si è infatti tatuato la sua figura

ed esiste anche una pagina facebook su di lui

Ciao Gianfry

Non solo. Gli hanno dedicato libri, documentari etc… Ciao Gianfry, la valle è più vuota senza di te.



venerdì 8 maggio 2026

"Amo satana, che ne pensi?" 

Che si inkzerà a morte perché l'hai scritto minuscolo. Non è quello che volevi?



SE-QUO-YAH

 Una storia straordinaria con un inizio triste. Quando nel corso dei secoli i Cowboys confinarono via via gli Indiani nelle riserve, è opinione comune che tra tutti loro serpeggiasse una grande rassegnazione.

C'era da capirli, anch'io dopo tanto resistere inutile mi sarei sentito così, rassegnato e depresso. Sconfitto e umiliato.

Erano amaramente consapevoli della superiorità tecnologica dei conquistatori che avevano armi micidiali, di molto superiori alle loro frecce, erano tanti, riuscivano a parlare tra di loro pur essendo lontanissimi e a coordinarsi, erano inarrestabili. Con amara evidenza, il Grande Spirito li aveva favoriti ed era con loro, i "bianchi" erano capaci di magie potentissime.

Ma Se-Quo-Yah, come lo chiamavano gli altri cherokee, non cadde in questa depressione. Di lui sappiamo che non parlava inglese, che fu allevato dalla sola madre nelle tradizioni del suo popolo e che non frequentò alcuna scuola. Era un analfabeta, come tutti gli altri.

In più per una ferita al ginocchio non poteva nemmeno cacciare, così diventò un valente fabbro e passava molto tempo ad osservare i bianchi. C'era infatti un loro mistero su cui si interrogava da anni: come facessero i bianchi a comunicare con i "fogli volanti".

Intorno al 1810 ebbe una intuizione straordinaria, che disegnassero le loro parole sui fogli. Ma… ma vuol dire che allora disegnare le parole era possibile! Se-quo-yah non sapeva nulla, nemmeno che esisteva l’alfabeto, aveva solo intuito che si poteva fare. E il semplice sapere che era possibile lo spinse ad inventare un alfabeto tutto suo. Rubò un libro -di cui non capiva niente-, ne utilizzò alcuni simboli e per il 1824 era pronto un alfabeto che oggi definiremmo sillabico. Finalmente poteva scrivere ciò che pensava.

Lingua cherokee - Wikipedia

Ogni fonema rappresenta una sillaba e Sequoyah riuscì a ridurle a poco meno che 90. Tutto da solo. Lo portò a far vedere ai vari capi tribù ed era così efficace che talvolta venne accusato di stregoneria.

Ma molti gli credettero e iniziarono a diffonderlo. La cosa ebbe subito un successo strepitoso e alla fine del secolo il tasso di alfabetizzazione dei cherokee era superiore a quello dei bianchi! Ancora oggi vengono stampati in Cherokee libri e giornali e molti missionari lo hanno adattato per le lingue più diverse.

Mai sottostimare un indigeno, uno sconfitto, un fabbro.

L'alfabeto è stato inventato dagli analfabeti.

Ancora oggi nell'Oklahoma si conserva la sua capanna, che viene visitata e venerata avendo ridato dignità ad un popolo.

A partire da una scintilla, si può costruire un mondo

Si può non andare a scuola, ma devi essere veramente un genio. Altrimenti vacci e mettiti sulle spalle dei giganti.

Non a caso in suo onore vennero chiamati così i più grandi e maestosi alberi del mondo, le sequoie.