COME MI SENTO
"Così vecchio che mi ricordo di quando c'erano i telefoni attaccati al muro."
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CAMMINA, VIVE, RESPIRA
SBADABEM! BUM! GLO GLO GLO…. Oddio, sono le tre di notte, che è questo rumore? Accendo la luce e vedo. La gattina Cikova di 4 mesi, esplorando nel buio la scrivania, ha rovesciato la bottiglietta da 1/2 litro d'acqua che tenevo incauto accanto al computer."Noooo Cikova che hai combinato? Diobono che macello!"
(ai gatti piace far cadere gli oggetti)
La bottiglietta si è rovesciata e tutta l'acqua è colata giù dalla scrivania. Che casino. Il glogloglo che sentivo era l'acqua che colava sul pavimento. Nella notte constato che la bottiglietta ormai si è svuotata e non c'è più niente da fare se non asciugare la pozzanghera. "Beh, il danno è fatto -mi dico- ci penserò domattina…" e mi rimetto a dormire. Il giorno dopo il lavoro è lì che attende e il domestico Meneghino (vecchia figura della Commedia dell'Arte) si mette a pulire tutto.
Meno male, in fondo è solo acqua. Temevo peggio. Intanto la gatta guardava se il domestico puliva bene. Mentre sono lì che asciugo, sbircio con ansia il pc, si sa che acqua e corrente elettrica non vanno tanto d'accordo. Speriamo non sia successo niente. Mi faccio il segno della croce e provo ad accendere il pc. Ok funziona, un problema in meno.
Ero lì che guardavo lo schermo e intanto riflettevo su come mi ero messo in casa una contraddizione che cammina, vive e respira, che drin! suona il campanello. E' la vicina Vanda, una signora anche lei gattara che mi ha portato la pappa buona per la gattina (da quando ho il micio la mia socialità in questo palazzo è aumentata).
"Vanda, è il cielo che ti manda!"
"Cos'è successo?"
"Questa notte Cikova ha fatto un casino…"
"Aspetta che ti aiuto a pulire."
"Grazie."
"Guarda! Anche la ciotolina dell'umido è sporca, aspetta che te la pulisco. I gatti sono animali puliti!"
"Sì ma… combinano dei casini che metà basta!"
E Cikova? La gattina intanto scrutava noi umani con attenzione e sublime indifferenza.
GIRANDO CON UN VETERINARIO
Tanti anni fa conobbi Alessio, un veterinario che opera in provincia di Milano e diventammo amici, cosa favorita dal fatto che da piccino ero rimasto incantato dal film Dottor Doolittle, il medico che parlava agli animali. Se non son diventato da grande veterinario c'era mancato un soffio. Di recente ho pure letto il libretto del 1920 da cui è stato tratto il film ed è se possibile ancora più bello e godibile della pellicola. Diavoli di inglesi, sanno come farmi sognare.
(la canzone trainante del film, Talk to the animals, cantata nientemeno che da Louis Armstrong)
https://www.youtube.com/watch?v=ikk0xfbtVKM&list=RDikk0xfbtVKM&start_radio=1
Torniamo ad Alessio, si accorse che ero affascinato dal suo lavoro e mi propose la mattina dopo di venire a vederlo lavorare. Acconsentii subito, certo, ero curiosissimo. Devo però confessare una mia fantasia: io pensavo che Alessio ricevesse nel suo studio i vari animali malati che gli portavano. E invece no, la realtà era un'altra.
Il giorno dopo infatti appuntamento al suo furgoncino alle 7 (!!), doveva prima passare a visitare una mucca in una fattoria. E dopo curare un cane che non ci vedeva bene in un'altra e vaccinare un cavallo in un'altra ancora, e una nuova mucca in un'altra e via via. Non ho mai visto così tante fattorie in vita mia come in quella mattina. Io facevo l'assistente che portava il borsone e tutti i contadini ci aprivano la porta con vestiti grezzi e sorrisoni. Quando finito via! si macinavano nuovi chilometri.
La campagna è vasta, non è certo concentrata come la città. Ed era una realtà che io, ragazzo di città, non avrei mai immaginato. Alessio tra un podere e l'altro era sempre occupatissimo, lo chiamavano in cento al cellulare mentre guidava e lui a tutti rispondeva. Mi resi conto che fare il veterinario è un lavoro itinerante, non ci fermavamo mai.
"Ma Alessio, tutti i giorni è così?"
"Certo, perché?"
Ci fermammo solo nel pomeriggio, quando finalmente entrò nel suo studio per timbrare delle scartoffie e fissare gli appuntamenti per il giorno dopo. Lo salutai e me ne tornai a casa pensieroso. Una giornata di vita che non dimenticherò mai.
L'IPOTESI VICHINGA
Questa per me fu una scoperta, anche perché mi riguardava in prima persona.
Come qualcuno di voi saprà, io soffro di una malattia misteriosa, la sclerosi multipla. Misteriosa perché non è contagiosa, non è ereditaria, non si sa da dove viene, non c'è cura, cosa succederà. Ma osservando la mappa della sua diffusione nel mondo, i ricercatori notarono una cosa strana: rarissima all'equatore, la malattia diventa sempre più frequente andando a Nord, raggiungendo il culmine in Norvegia
Studi genetici confermarono che nella sua popolazione da millenni c'erano geni che predisponevano alla malattia (c'era anche bisogno di un fattore X per scatenarsi, che quando cz lo scopriranno sarà sempre troppo tardi). All'inizio era un vantaggio evolutivo, rinforzava il sistema immunitario proteggendo dalle malattie, ma c'erano casi in cui lo rinforzava troppo e bloccava il corpo.
Venne allora formulata per la sclerosi multipla la "IPOTESI VICHINGA". Partendo dalla Scandinavia, i vichinghi avrebbero diffuso il loro corredo genetico, che predisponeva alla s.m., nelle terre conquistate. L'ipotesi sembrava bizzarra ma nel 2024 un mega studio internazionale pubblicato su Nature ha sancito che era vera!
Insomma, un mio antenato era un vichingo. Dentro di me è scientifico, scorre il loro sangue. Viulenza! E quando agli ultimi Campionati Mondiali di calcio ho visto per la Norvegia gli sfracelli che combinava in attacco il biondo Holland… tra me e me gli dicevo "bravo a' papà! Fagliela vedere Erling!" E quando lui a tutto lo stadio dava il ritmo col tamburo il mio sangue vibrava, ero lì in mezzo a loro a fare la vogata vichinga.
(tutti i tifosi remano come un sol uomo)
https://www.youtube.com/watch?v=G5WUEqEkQZU
I VALORI FONDANTI DELLA NOSTRA SOCIETA'
Scusate, qui bisogna fare una precisazione importante e mettere un punto fermo. Nelle recenti vittorie politiche dell'ultra-destra in Europa nel 2026 e nei vari movimenti vannacciani in Italia, si sente infatti spesso ripetere come i valori di base della società occidentale abbiano radici cristiane e imbevute di tradizione nazionalista, con richiami storici Dio-Patria-Famiglia e via elencando.
Questo è falso. I VALORI DELLA SOCIETA' OCCIDENTALE SONO BEN ALTRI e si sono definiti con un processo che è partito dall'Illuminismo nel 1700 attraversando questi ultimi tre secoli. Come esempi di questi valori si possono citare la separazione tra Stato e Chiesa, la conseguente laicità dello stato, la divisione dei vari poteri, l'uguaglianza uomo-donna, l'abolizione delle caste, l'indipendenza della scienza, la tolleranza, la libertà di espressione e certo ne ho dimenticati tanti. Molti non si sono ancora pienamente realizzati, ma la direzione è quella.
Sono QUESTI I VALORI LAICI della nostra società a cui non intendiamo rinunciare e che bisogna difendere, non certo i valori religiosi o tradizionalisti. Limitare il dibattito politico ad uno scontro di civiltà quasi religioso è falso oltre che assai riduttivo (spoiler: l'Islam non aspetta altro). Questi valori laici sono molto temuti dagli estremisti, a loro fa più paura la laicità dello Stato o l'uguaglianza uomo-donna piuttosto che un comando biblico.
Per cui la prossima volta che sentirete parlare di "difendere i nostri valori", potete benissimo ribattere "a quali valori si riferisce?" E intanto voi pensate a qualcosa di laico, molto laico.
(Voltaire, l'autore del Trattato sulla tolleranza 1763)
UNA FRASE ASSURDA
Una frase corretta ma assurda da sentire in quel momento, al limite della fantascienza? Sì, me la ricordo ancora. Era il 30 marzo del 1991 e adesso vi racconto la storia.
Capitò quando accompagnai la mia incintissima ex moglie, in preda alle doglie, alla clinica dove di lì a poche ore avrebbe partorito. Era piena notte, era il primo figlio per entrambi e dire che eravamo angosciati non rende l'idea. Non sapevamo bene cosa fare, cosa sarebbe successo e mi precipitai all'accettazione della Clinica Ospedaliera, dove c'era una folla di gente.
Spiegai concitato la situazione e l'impiegata, senza alzare gli occhi dal foglio, disse lapidaria: "SI METTA IN FILA PER FAVORE." Io rimasi a bocca aperta, poi con ansia spiegai ancora che mia moglie era in procinto di partorire e non c'era tempo da perdere.
Con uno sbuffo l'impiegata mi indicò una porta e subito la attraversammo, trovando dei medici che capirono la urgenza del caso e intervennero rapidi. Per fortuna andò tutto bene, ma per un momento mi ero sentito come Giuseppe, che vagava inascoltato per Betlemme cercando un luogo dove far partorire Maria e tutti gli dicevano come nella canzone colombiana "No hay posada!" (non c'è posto).
Ando buscando posada
Pero nadie me la da
Venimos desde muy lejos
Y María está embarazá
(Sto cercando un posto però nessuno me lo dà, veniamo da molto lontano e Maria è incinta)
https://www.youtube.com/watch?v=Da_276A_c-w&list=RDDa_276A_c-w&start_radio=1
A quel "Si metta in fila" ripensai molto. Sarò anche tordo, ma mi è servito per capire una cosa importante: ci sono le convenzioni sociali ok, ma a volte ci sono occasioni in cui queste regole non contano NULLA. La cosa difficile semmai è saperle riconoscere, ma lì bisogna agire e basta, fregandosene delle convenzioni. Va bene dai, non ci pensare più, era solo una frase. Alla fine tutto è bene quel che finisce bene.
LA "MIA" CANZONE DI BATTISTI
Io giocavo a pallone, sono il solito scarpone e ancora gioco,
e per fare impressione, sai che imitavo il pavone e ancora gioco,
Ho un anno di più…"
(Ho un anno di più, 1977)
Questa canzone di Lucio Battisti la sento profondamente mia e ha un significato particolarissimo, che trascende la bellezza del brano. Ho anche un poco di pudore a parlarne. Non so se infatti è stata una coincidenza divina, o il caso o qualcosa di inspiegabile, ma quando mi trovavo in situazioni molto personali, bastava che accendessi la radio e la trasmettevano! Incredibile, la coincidenza all'inizio mi stupiva, poi dopo la terza volta mi ha fatto pensare.
https://www.youtube.com/watch?v=N10vJa9sOvY&list=RDN10vJa9sOvY&start_radio=1
Tanto più strana anche perché è una canzone secondaria dell'album "Io, tu, noi tutti" del 1977, non certo uno dei grandi successi del disco (Sì viaggiare, Amarsi un po'). Il testo è smaccatamente autobiografico, scritto da Mogol pensando a qualcosa a cui stavo pensando anch'io. Su ogni linea di questa canzone potrei scrivere pagine tanto mi colpivano.
E in fondo mi ritengo fortunato di questo sentire comune. Questo infatti è uno dei messaggi migliori che può dare la musica (e l'Arte in generale): passare dal particolare all'universale, riuscire a non farti sentire solo, sei sempre parte di un tutto. Le coincidenze risuonano, diventano nessi. E sempre dirò grazie alla musica, lei c'era quando non c'era nessuno. Grazie Battisti, grazie Mogol.
"Ma che cosa è cambiato dopo che ti ho incontrato? Direi non molto
Ma che cosa è restato dopo che ti ho amato? Direi non molto
Ho un anno di più e qualcosa in meno tu…"