"MA A COSA SERVE TUTTO QUESTO?"
A volte i professori si sentono rivolgere questa domanda, soprattutto se sono dietro a spiegare complicate nozioni fisiche, filosofiche, letterarie, aritmetiche e via approfondendo. Mentre sono lì che sudano, inevitabilmente qualche studente perplesso alza la manina e chiede "ma a cosa serve tutto questo?"
Questa è una domanda pericolosa per lo studente, anche se fatta con le migliori intenzioni. Se il professore infatti era il filosofo greco PLATONE, dopo aver squadrato lo studente impertinente, rispondeva: "Date a questo ragazzo una moneta d'oro e cacciatelo fuori dalla scuola". Al che gli inservienti eseguivano. Messaggio non detto agli altri: "la conoscenza è un valore in sé, se non ne capiva il valore non ne era degno".
Oppure il professore poteva reagire come ARISTOTELE, altro grande filosofo dell'antichità, e rispondere così allo studente: "non serve a nulla, caro giovane, ma proprio perché non serve è la più libera delle conoscenze. Tu stai studiando libertà."
Infine puoi reagire, si parva licet, come faceva il TARTARO e ammettere sconsolato: "Hai ragione, oggi sapere queste cose non serve a nulla, non hanno alcun valore immediato. Ma lungo gli anni ti accorgerai quanto queste nozioni daranno profondità al tuo sapere e alla tua vita. Oggi lo consideri inutile, quando avrai la mia età no."
Per finire, puoi sempre fare come gli AMERICANI, per cui un sapere, se non ha un risvolto pratico e monetizzabile, è inutile e va evitato come la peste. "Oh cavoli hai ragione, parliamo d'altro." Questo però si è visto che rischia di produrre validissimi professionisti ma persone che non vedono al di là del loro naso, senza cultura generale e facilmente influenzabili dai Trump di turno.
Insomma, professore, a te la scelta su come rispondere.
(Raffaello, in questo dipinto nelle Stanze Vaticane a Roma, dipinse insieme Platone, che indicava il cielo, e Aristotele, che indicava la terra. Ai due diede le fattezze dei suoi maestri, Leonardo e Michelangelo)
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