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sabato 29 giugno 2019
venerdì 28 giugno 2019
Questo è un libro impossibile da scrivere e secondo me è nato da una scommessa. Un giorno qualcuno lo ha provocato: “Stefanuzzo bello, tu che sei tanto bravo a scrivere libri di successo, scommettiamo che non riesci a scrivere un libro con un protagonista solo?”
“Tipo Robinson Crusoe?”
“Tipo, però rendiamo le cose ancora più difficili sennò non c'è gusto. Questa persona è una donna sola che non si può nemmeno muovere. E’ bloccata."
"Legata nuda al letto con le manette in un cottage sperduto?"
"Eeeesatto. Non sarai capace, al massimo tirerai fuori un raccontino.”
E così Stephen King si è messo di buzzo buono. Ha immaginato un gioco erotico finito male tra marito e moglie nella loro isolata villetta di campagna. Il marito Gerald lega con le manette la moglie nuda al letto ma poi ha un infarto e muore sul colpo. La moglie nuda e bloccata chiama aiutooo ma nessuno risponde.
Siamo a pagina 13 e il romanzo ha più di 400 pagine. Ricordo che a questo punto leggendolo mi dissi “Chissà adesso che personaggi farà intervenire e come li farà entrare nella storia”.
La risposta mi stupì molto: NESSUNO. A parte le ultime concitate pagine per 350 pagine c’è stato un solo attore, anzi attrice, sulla scena: Jessie, la moglie di Gerald.
E non solo: il romanzo è scritto benissimo, l’ho divorato in un weekend. Stephen King è un maestro della SUSPANCE (termine che non riesco a tradurre in italiano), quella diabolica abilità di farti girare pagina e continuare a leggere senza fermarti finché non hai finito il libro, tipica dei grandi scrittori.
Ma qui, con una protagonista sola per tutto il libro, Stephen King ha superato se stesso. Come ci è riuscito? Ancora me lo chiedo. Ma una emozione forte alla fine mi è rimasta dentro. Questo romanzo mette davvero paura.
(oggi 16.5.26 al pranzo quorano si parlava del Gioco di Gerald, ero troppo lontano per intervanire, ma volevo dire la mia, ecco!)
mercoledì 26 giugno 2019
sabato 22 giugno 2019
mercoledì 19 giugno 2019
lunedì 17 giugno 2019
Un bel doppio senso diventato quasi proverbiale per indicare una situazione trattenuta, che non si sblocca: letteralmente vuol dire “essere una pietra e non rotolare” ma è evidentissimo il riferimento alla musica rock’n’roll, di cui i Led Zeppelin erano (e sono, poche balle) il top.
Come direbbe Lino Banfi “raghezzi, siete proprio genièli!”. E tanto altro ci sarebbe da dire.
Primo meritatissimo successo planetario dei LZ, il primo di tanti e come capita spesso segnò il destino, da ora in avanti hard rock sino alla morte.
Consapevoli della sua forza, i LZ tenevano questo brano per il culmine finale (con Bonzo che suonava un enorme Gong tra le fiamme) o nei bis. Apoteosi.
Sembra… sembra stia suonando l’aria. Questo dirigibile è pazzesco.
Il gravissimo incidente che costrinse per parecchi mesi Robert Plant su una sedia a rotelle, le varie operazioni alla sua gola e soprattutto la tragica morte del figlioletto durante il disastroso tour americano del 1977.
Il destino scelse Bonzo. Nel suo corpo il mattino dopo i medici contarono 40 shots di vodka.
L’ultima canzone del loro ultimo album, I’m gonna crawl (striscerò), è quasi profetica e talvolta non sembra proprio una canzone dei Led Zeppelin.
E cosa potrà mai rappresentare il dirigibile in fiamme nella copertina?
Tutti si producono in assoli fenomenali (vocalizzi, armonica, organo, chitarra)... e il numero dei bambini aumenta.
Una settimana prima la canzone non c'era, poi dopo la tournèe in Islanda eccola qua. Un po' diversa dalla versione registrata sull'album LZ III, ma è lei. Il gruppo era talmente convinto della sua bontà che per anni fu il brano di apertura ai concerti (poi Plant ci dovette rinunciare quando la voce si abbassò).
Anche il pubblico se ne accorse e con 5 bis i LZ divennero la band planetaria che sappiamo.
Robert Plant, uomo coraggioso, ha fatto la sua scelta: da anni rifiuta assegni in bianco per nuove tournèe con i LZ e preferisce guardare avanti.
Certo ma intanto esplora nuovi territori, per quanto piccoli siano (come dovrebbe fare un vero artista).
E qualche anno fa se ne è uscito con questa bella canzone. Niente de che ma è roba fresca, finalmente.
Amico, fai parte del passato. E' stato bellissimo ma è finito.
Fu dalla loro maturità che nacque il capolavoro “Since I’ve been loving you”, una ballad lenta dalla struttura molto complessa, difficile da suonare.
Così nel 1969 i Led Zeppelin si presentavano al mondo, con un brano energico e trascinante. Per un pubblico che fino al giorno prima aveva ascoltato canzonette posso solo immaginare lo shock salutare.
Il successo fu immediato e strabiliante.
Pieno di controtempi difficilissimi, con un senso del ritmo gigantesco, creativo (non ripete mai lo stesso stacco), Bonzo è un mostro di bravura da un altro pianeta. Lo ascolti e c’è solo da inchinarsi. Provate a far suonare questa canzone ad un batterista normale e vi accorgerete della differenza.
Quasi, in fondo al cuore era rimasta. E quando al Celebration Day gli Zep riuniti iniziarono il concerto celebrativo proprio con “Good times, Bad Times” tutti i presenti han capito che sarebbe stata una grande, grande serata, con il cuore al posto giusto.






