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venerdì 27 marzo 2026

DOVE VORREI ESSERE

Vorrei essere in un luogo di Verona, e mi sa che prima o poi a Dio piacendo ci andrò, non è lontanissima da Milano. Più esattamente vorrei visitare e restare dentro la BIBLIOTECA CAPITOLARE. Anzi, seppellitemi lì. Veronesi, ditemi com'è, fatemi sognare. Lo so che dall'esterno non è niente de che, ma noi non ci facciamo fuorviare da queste apparenze.

"Tartaro, va bene che sei un topo da biblioteca, ma non ti sembra di esagerare? Cosa ha questa di così speciale?La Biblioteca Capitolare è la più antica biblioteca del mondo. Non d'Italia, del mondo. Esiste e opera senza interruzioni fin dal VI° secolo dopo Cristo, più esattamente almeno dall'agosto del 517 e lungo i secoli ha accumulato e conservato un patrimonio letterario inestimabile. Ci sono manoscritti medioevali unici. Da queste sale sono passati Dante e Petrarca.

Sopravvissuta a guerre, pestilenze, inondazioni e bombardamenti, con monaci che nascondevano in luoghi segreti i manoscritti più preziosi, chissà cosa potrebbero raccontare queste mura. Basta, voglio perdermi lì dentro. Voi andate a Dubai, New York, le Galapagos, che kz ne so, a me lasciatemi lì che godo.

(per visitare il sin troppo modesto sito della Biblioteca, cliccate qui. La vera grandezza non è chiassosa.)

La biblioteca più antica del mondo | Biblioteca Capitolare di Verona

Faccio solo un esempio. Ai lati di un antico manoscritto, un amanuense annoiato scrisse nel IX sec un piccolo indovinello, l'Indovinello Veronese appunto, che è il più antico testo conosciuto in volgare italiano, non più latino ufficiale. Più esattamente è un testo così antico che siamo ancora nella transizione tra il latino e l'italiano, non è né uno né l'altro. Affascinante, stiamo vedendo un cambiamento in atto.

Il testo recita così «se pareba boves, alba pratalia araba, et albo versorio teneba, et negro semen seminaba» (traduzione in italiano corrente: «Teneva davanti a sé i buoi, arava bianchi prati, e aveva un bianco aratro e un nero seme seminava»)

Una evidente analogia tra gli sforzi del contadino, non dimentichiamo che siamo ancora circondati da una realtà rurale, e l'atto fisico dello scrivere, in cui lo scrittore semina il nero inchiostro sul foglio bianco.

E il fatto che più di mille anni fa uno sconosciuto monaco abbia pensato che scrivere è un lavoro, a volte faticoso ma che bisogna fare per avere un domani qualcosa di buono, che mi abbia lanciato questo messaggio attraverso i secoli, che proviamo le stesse emozioni, mi commuove e vorrei abbracciarlo con affetto.

Singolare poi che le prime spontanee parole scritte in uno stentato italiano si riferiscano proprio alla fatica dello scrivere e che siano conservate nella biblioteca più antica del mondo,

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