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mercoledì 22 aprile 2026

IL LAVORO 

Isaac Asimov, indimenticato autore di fantascienza, prolificissimo scrittore con più di 500 (!!) titoli all'attivo, inventore delle Tre Leggi della Robotica alla base della attuale AI, uno che non ha vinto il Nobel solo perché i giurati a Stoccolma hanno le fette di salame sugli occhi, nella sua autobiografia "Io, Asimov" raccontava un curioso aneddoto.

Suo padre Judah Asimov, immigrato russo negli anni '20 a New York, si faceva il culo quadro nella sua bottega "7–11" (seven-eleven), un tipo di negozio che non esiste da noi.

Il 7–11 (cioè aperto dalle sette di mattina alle undici di sera) è un piccolo supermercato di quartiere dove c'è di tutto, dai gelati ai giornali. Magari qualcuno che ha esperienza negli USA li ha visti. Il 7–11 della famiglia Asimov a Brooklin era gestito interamente dal padre, che vi lavorava dall'apertura alla chiusura per 16 ore al giorno. Sono negozi che non chiudono mai, sabato e domenica inclusi.

Lavorando senza pause come muli, risparmiando al centesimo, stando attenti a ogni cosa, gli Asimov riuscirono a superare le crisi economiche e la guerra senza mai ricorrere all'assistenza pubblica e anche a garantire a tutti i figli una eccellente istruzione. Onore ai genitori che si sacrificano per i figli.

(un negozietto 7–11 a Brooklin, le piccole rapine nei film americani sono compiute lì, adesso i 7–11 sono quasi tutti dei cinesi, qualcuno inizia a vedersi anche in Italia)

Finalmente negli anni '60 il padre di Isaac andò in meritata pensione e per tenersi occupato trovò un lavoro di contabile per 8 ore al giorno, lunedì-venerdì. Ebbene lui, abituato a sgobbare tutto il giorno, raccontava in giro di aver trovato un lavoretto part time (!). Il fatto che considerasse part time un lavoro di 8 ore è un particolare che fa capire bene che idea avesse del lavoro.

Ah tale padre tale figlio, adesso capisco meglio i 500 libri scritti da Isaac. E' notorio infatti come il Good Doctor (come noi vèci lo chiamiamo tra noi) scrivesse da mane a sera e non amasse essere interrotto.

Insomma, quante ore lavori al giorno? Quante ore bisogna lavorare? L'esempio di Isaac mi fa capire come non ci sia una risposta univoca, ogni caso è a sé. Le variabili sono tante

Tutto dipenderà dal punto di vista, dai bisogni, dal temperamento, dalle abitudini, da cosa ci aspettiamo etc. "Otto ore" per mia personale opinione è una media che può non valere per tutti ma mi rendo conto che si sconfina in delicate idee politiche.

Ognuno alla fine insomma è giusto abbia una sua risposta personale sul lavoro. Io piuttosto cambierei la domanda così: QUANTE ORE DI LAVORO TI RENDONO SODDISFATTO? Che ne dici Isaac?

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