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venerdì 26 giugno 2026

 SAN GIOVANNI

Oggi 24 Giugno è il giorno in cui si festeggia in Italia un santo molto amato dal popolo, San Giovanni. Il riferimento è a San Giovanni Battista, quello che ha battezzato Gesù nel fiume Giordano.

(non sono proprio sicuro che un testimone avrebbe visto anche la colomba e la luce che scendevano dal cielo, ma per millenni hanno immaginato la scena così)

San Giovanni Battista è un santo venerato da tutte le chiese, uno dei pochissimi (si contano sulle dita di una mano monca) di cui si festeggia anche la nascita. Venerato tanto per dire anche dai mussulmani, è citato più volte nel Corano e inutile dire che in Italia i suoi devoti li incontri sia al nord che al sud, il culto atttraversa deciso tutta la nazione.

A San Giovanni è associata poi una curiosa credenza: lui dice sempre la verità, non fa inganni, fa sempre del bene, di lui ci si può fidare

(al sud)

(e al nord)

tanto è vero che nel suo inflessibile nome una volta si svolgevano i processi per appurare la verità e si stabilivano misure uguali per tutti (problema vero di una volta, le misure cambiavano da regione a regione e non si capiva niente; pensiamo ai casini che ancora oggi causano once, iarde e miglia).

San Giovanni non vuole inganni - Wikipedia

E forse nel pensare a San Giovanni c'è un messaggio anche per noi moderni. Oggi va di moda infatti dissacrare ogni cosa, il disprezzo ha un valore supremo e a volte per cambiare è innegabile sia stato utile. Oggi superare le regole del passato sembra quasi un obbligo e il disprezzo per il passato è quasi automatico. Meglio ascoltare tutti tutti, considerare ogni cosa.

Va benissimo, siamo d'accordo, non bisogna rimanere ancorati a ieri. Ma ad un certo punto il disprezzo non basterà più, ci sarà bisogno di una parola decisiva, che ponga fine alle chiacchiere e dica chiaro quale strada intraprendere.

Non lo dice solo la Psicologia, anche il bistrattato buon senso. E per far questo c'è sempre bisogno di una persona di fiducia riconosciuta da tutti. Di un San Giovanni che non fa inganni e stabilisce una volta per tutti misure e regole. Guai se non c'è (e gli antichi l'avevano trovato in lui) si continuerebbe a bisticciare e questionare per sempre.

In che data faremo il pranzo quorano? Questa quella io non ci sono spostiamola cambiamo tutto. Stop!

Bisogna far la pace e fermare questa guerra? Parliamome e litighiamo ma prendiamo una decisione

C'è la riunione di condominio per discutere di quella cosa? Scanniamoci, non mi fido di quello, ma una decisione va presa.

Il processo è troppo lungo? Tanto poi andremo in Appello e poi c'è la Cassazione. E poi? E poi basta, si è deciso.

San Giovanni, tu che non fai inganni, dammi una mano a prendere una decisione.

(Andrea del Sarto: San Giovanni Battista giovane, olio su tela, Palazzo Pitti)

mercoledì 24 giugno 2026

 

IN CERCA DI GUAI

"Dottore, sono disperata, è una vita orribile! Basta, non ce la faccio più…"

"Eleonora, non pianga, ma che è successo? Non stava andando tutto bene?"

"E invece no e stavolta la colpa non è mia. Ci ho creduto veramente questa volta, mi sono impegnata al massimo. Io lo amavo così tanto, tantissimo, dieci mesi meravigliosi abbiamo passato insieme. Stavamo già facendo dei progetti per il futuro, si parlava di andare a vivere insieme… e poi… e poi…"

"E poi?"

"E' tornata la sua ex! Lui ha perso la testa ed è corso indietro subito! Subito! Non ci potevo credere!"

"Si vede che non l'aveva mai dimenticata, non mi aveva detto che lui ogni tanto ne parlava?"

"Ma io speravo tanto che con il mio amore, la mia passione, la mia devozione lui cambiasse… Lo amavo troppo e invece niente. Non è servito a niente e io sono ancora sola! Sola!!"

"Cambiare una persona non è facile… Eleonora, anche la relazione che ha avuto in precedenza non aveva avuto un esito simile?"

"Era diverso. Quello intanto che usciva con me si vedeva con altre, un vero stronzo."

"E quell'uomo sposato ancora prima?"

"Quello che è tornato dalla moglie? Io l'ho già dimenticato. Mi ha fatto troppo soffrire."

"Eleonora, a questo punto diventa doverosa una domanda: perché si lega sempre a uomini che hanno ancora delle ex nel cuore?"

"In che senso? Che colpa ne ho se sono così sfortunata? Che ci posso fare?"

"No Eleonora, magari la prima volta è stata sfortuna. Ma dopo due tre casi simili vuol dire che c'è un problema serio. Lei mi ha portato in questi anni una collezione di uomini che avevano una caratteristica in comune: nessuno di loro aveva il cuore libero. Una parte di loro, una parte importante, era già abitata da qualcuna che aveva messo radici. Lei andava in cerca di guai. E ogni volta li ha trovati."

"Ma allora come faccio?"

"Prima di instaurare una qualsivoglia legame, non sarebbe male investigare, non mi viene in mente un termine migliore, se il pretendente ha il cuore libero o meno. Questo è il punto cruciale."

"Sì, me l'hanno già detto le mie amiche… Ma è proprio questo il problema. Dottore, io ho capito che mi innamoro solo se devo combattere. Le cose troppo semplici e lineari non mi piacciono."

"Come temevo. A vevo il sospetto che non le sarebbe piaciuto. Mi lasci però dire che questa è una sbagliata concezione dell'amore, da cambiare. Ma la scelta se farlo è sua."

"Perché sbagliata?"

"Perché fa soffrire."

LE PAROLE POSSONO DESCRIVERE TUTTO

Decisa ma falsa questa affermazione su internet, che proprio sulle parole si basa. Forse qualcuno qui dentro ci riuscirà anche ma io ammetto che a volte non riesco a trovare le parole, neanche alla lontana. Mi devo accontentare di provare una sensazione che non so descrivere.

Ho un episodio stampato in testa. Una mia picciola esperienza che mi ha lasciato capire quanto le parole sono limitate. Avevo 20 anni e con amici italiani stavo vagando di notte per i quartieri (che lì chiamano barrio) di Barcellona. Era una delle prime volte che noi zòvani italioti eravamo in trasferta e immaginate il gruppo de los chicos italianos quanto poteva essere gasato. Cantavamo ad alta voce (anche per darci coraggio) una canzone alla Jannacci "Vivere!". A ripensarci quanto dobbiamo aver rotto le balle.

https://www.youtube.com/watch?v=_QoQUobTGOw&list=RD_QoQUobTGOw&start_radio=1

TUTTI IN CORO: "Vivere senza malinconiaaaa, vivere senza più gelosiaaa, senza rimpianti senza mai più conoscere cos'è l'amoreee, cogliere il più bel fiore, goder la vita e far tacere il cuoreee… Ridere sempre così giocondooo, ridere delle follie del moooondo, ridere finché c'è gioventùùùù, perché la vita è bella la voglio vivere senza tuuu!"

Ero lì che cantavo quando capitò un fatto inusuale. Vicino al nostro gruppetto caciarone passò in silenzio una ragazza con lo guardo sprezzante e vestita in modo assai provocante. E lasciava dietro di sé una scia intensissima di un profumo molto particolare, che sentivo per la prima volta. La guardai per un attimo e, non so il motivo esatto, forse l'abbinamento vestito-profumo, ma immaginai si trattasse di una prostituta che si stava recando al lavoro.

Quel profumo si stampò in testa. Ma non me ne intendo e non saprei assolutamente come descriverlo (come si fa a descrivere un profumo?). Da allora mi è capitato di sentirlo solo in un paio di occasioni. Ogni volta voltavo la testa, lo riconoscevo e senza parlare pensavo "ah, il profumo della prostituta di Barcellona..."

Per cui capisco bene chi non riesce a trovare le parole giuste. Non tutto può essere espresso con le parole. "Alla favella mancò la possa" come già diceva Dante.

E quando incontro una persona così, quasi muta che vorrebbe dire ma non sa come, mi viene voglia di mettergli un braccio sulla spalla e poi dirgli "Non ti preoccupare, capita, anche io mi sono sentito così". Ripenso a quella notte a Barcellona: a quella donna che ormai non ricordo più, sapevo cosa stavo sentendo e non sono mai riuscito a trovare le parole giuste, ma ho una sensazione precisa dentro di me. Le parole non possono dire tutto.

EDIT: ecco il motivo per cui, se mi passerà una donna sconosciuta vicino, io comincerò a seguirla con lo sguardo per un minuto come uno scemo e senza dire niente. Adesso sapete chi mi ricorda.

PERCHE' I GIOVANI VANNO A LETTO TARDI 

C'è una interessante teoria scientifica su questa stranezza, chiamata TEORIA DEL NOMADISMO o più brevemente all'inglese VAMPING (il termine, unione di vampire e texting, ha però un significato più ristretto e moderno, si riferisce al fenomeno dei giovani che passano la notte su internet)

Premessa: come tutte le teorie scientifiche non è una certezza, è falsificabile come diceva il grande filosofo Karl Popper ( Principio di falsificabilità - Wikipedia ) ed è quindi da prendere con le molle, non è una certezza assoluta.

Però è una teoria (antropologica e psicologica) affascinante, perché cerca di rispondere ad antichi quesiti: come mai i giovani stanno svegli la notte, a volte fino alle ore piccole, vanno a dormire tardi e al mattino si alzerebbero ancora più tardi? E come mai invece invecchiando si va a letto sempre prima e ci si alza prestissimo, a volte addirittura prima che sorga il sole? Io stesso ho notato questo fenomeno con l'età: una volta alle 22 iniziava la serata, adesso dopo le 21 vige il silenzio stampa, meglio non telefonare agli amici, stanno già andando a letto tutti.

La Teoria del Nomadismo mette in correlazione i due fenomeni. La partenza è antica: agli inizi della sua storia evolutiva l'essere umano infatti era solo nomade (qui la faccio breve, per chi volesse approfondire consiglio https://www.youtube.com/watch?v=Pux3w5BdlKQ ). Per milioni di anni i gruppi di esseri umani si spostavano a piedi da un territorio all'altro. Non esistevano città, case, ponti, civiltà, leggi etc. Al massimo c'erano campi base, sentieri, racconti, clan, rotte migratorie. "Fermarsi" voleva dire morire.

Lo scrittore Bruce Chatwin aveva capito molto bene il grande valore del movimento, la diversità antica di chi rifiuta la stanzialità, la leggerezza di non lasciarsi appesantire dalla roba e tanto altro. Il suo capolavoro "Anatomia dell'irrequietezza" in questo senso è illuminante.

Anatomia dell'irrequietezza

"D'accordo Luca, ma tutto questo cosa c'entra con l'andare a dormire presto o tardi?" I nomadi hanno un grande problema, la notte. Calava la sera e non era più il caso di proseguire, i viaggiatori erano stanchi e bisognava approntare un accampamento, accendere il fuoco, mangiare, dormire etc. Solo che bisognava stare anche attenti ai predatori. Che fare? Idea: istituiamo delle sentinelle per proteggerci. E nella prima parte della notte mettiamo come sentinelle i giovani, che hanno tante energie, picchi ormonali e non sono ancora stanchi. E nella seconda parte della notte saranno i più anziani, che sono andati a letto presto, a svegliarsi per dare il cambio, così i giovani potranno andare a dormire.

Magari questa è solo una teoria, ma forse il semplice fatto di scegliere la sentinella adatta ha forgiato il nostro spirito, la nostra resistenza, il nostro corpo. Chissà. E anche da una domandina su Quora si possono scorgere le nostre origini. Il nostro passato nomade ha forgiato lungo milioni di anni il nostro corpo.

Nel frattempo è arrivata l'estate, stagione in cui spesso ci spostiamo dai soliti confini, un tempo in cui riscopriamo l'istinto di camminare, l'esigenza di muoverci, di esplorare il mondo. Vive ancora in noi uno spirito nomade.

CI SONO GIOVANI QUI?

Eccomi qua! Sono giovane dentro! Come te, vivo nel mondo moderno e quando sento certa musica non mi sovviene nulla di particolare. Sì, questa per esempio è carina ma niente de che. Dovrebbe farmi venire in mente qualcosa? Le pecorelle? Ma sei matto?

https://www.youtube.com/watch?v=WejOMUuX5FA&list=RDWejOMUuX5FA&start_radio=1

sabato 20 giugno 2026

 

COME COMPORTARSI QUANDO TI OFFRONO QUALCOSA

Oggi il siciliano domestico Salvatore mi affettava il melone che stava in frigo, bello a dormire. Ingolosito, alla fine dell'affettamento gli chiesi di assaggiarne un tocchettino. Mmmm buono e fresco, l'ideale con questo caldo. Ma notavo che Salvatore non se ne andava e restava lì col piatto.

"Prendine un altro, Luca. Da noi a Catania si dice che prenderne solo uno è mala amicizia."

Ubbidiente eseguii e presi grato un altro fettino.

"Come nei paesi arabi -commentai- bisogna prenderne sempre due."

"Appunto. E da noi in Sicilia gli arabi son passati!"


Nei paesi arabi vige infatti una precisa ETICHETTA PER L'OSPITANTE che offre E L'OSPITE a cui viene offerto qualcosa, etichetta a cui ci si dovrà attenere ed è suddivisa in quattro fasi

A. la prima volta si rifiuta con cortesia

B. la seconda volta, davanti alle insistenze del padrone di casa, si accetta volentieri

C. la terza volta si accetta ancora, per dimostrare che si è gradito quanto offerto.

D. la quarta volta e da ora in poi si rifiuta, non siamo qui per mangiare.

Ho sempre trovato questa etichetta nella sua apparente formalità molto ragionevole e, devo dirvi la verità, pur non essendo mussulmano per quanto possibile l'ho seguita negli incontri in casa d'altri.

Mi sembra infatti un buon compromesso sociale tra i doveri di chi ospita e i doveri di chi è ospitato. Soprattutto la prima volta, in cui c'è sempre un poco di tensione, evita momenti di imbarazzo e non scontenta nessuno.

(in Marocco, il tè vi verrà sempre offerto -ricordate l'etichetta- e sarà quasi una cerimonia, in cui si verserà la bevanda dall'alto. Certuni sono espertissimi e spettacolari)


 

venerdì 19 giugno 2026

PRENDERE PER IL QULO

Premessa: il mio recente post sull'alcool nel mondo Risposta di Luca Tartaro a Che rapporto hai con l'alcool? , mi ha risvegliato un ricordo, a metà tra il tragico e il comico, risalente al periodo in cui lavoravo ad un CPS (centro psicosociale) in provincia di Como, quel ramo del lago.

Un paziente alcolizzato venne un giorno pesantemente redarguito dal medico della struttura che, esami alla mano, gli faceva notare come avesse fegato e altri organi malandatissimi. Doveva assolutamente smettere di bere, subito! Ne andava della sua vita! Il paziente, un campagnolo sui 50 anni, ascoltava mogio la ramanzina del medico che ci dava dentro con le peggio cose. Certi professionisti hanno una fantasia splatter da paura!

Davanti alla furia giustificata del dottorino, l'uomo promise solennemente che avrebbe rinunciato all'alcool e il medico, visto che sembrava sincero, gli prescrisse anche una bella dieta disintossicante. Visto che poi aveva carenza di vitamina C, gli prescrisse pure per ristabilirsi di consumare molte arance.

Così avvenne e ricordo che l'uomo, lo vidi anch'io qualche volta, ogni mattina passava davanti al CPS con la sua bella arancia in mano, per far vedere al dottorino che seguiva la dieta. "Bravo, bravo" gli dicevamo tutti.

Soltanto più avanti scoprimmo la verità. Ogni giorno con una siringa l'uomo bucava la buccia dell'arancia e iniettava il liquore dentro. Miii, come si inkzò il dottorino quando lo scoprì, pure per il chiulo l'aveva preso!

Comunque all'epoca dall'episodio ricavai una lezione anzi due. La prima magari è banale ma da tenere sempre a mente: l'apparenza inganna. La seconda è forse ancora più importante: non sottovalutare mai certa gente anche se sembra dimessa. Contadino, scarpe grosse e cervello fino!