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domenica 16 agosto 2026

IL BULLO 

Ho rivisto Dario, il bullo del quartiere, in una di quelle riunion che si organizzano dopo tanti anni. Era molto ingrassato e scemo come al solito. Non era andato molto avanti nella vita, faceva un lavoro modesto, del resto non era mai stato una cima.

Quante me ne aveva fatte passare però lui e la sua gang, quando ero bimbetto. Del resto ero timido, sempre sui libri e quattrocchi, insomma la vittima preferita dei bulli. Quei ragazzi poi avevano tutti qualche anno in più di me, a quella età è sufficiente per dominare e spadroneggiare. Per colpa sua e della sua banda, dato che ogni volta che mi vedevno mi inseguivano, cambiai zona e cercai altrove nuovi amici.

Torniamo al presente. Notai una cosa quando rividi Dario alla cena famosa: non si ricordava nulla di me. Ero uno sconosciuto. Non un accenno di ricordo, di pentimento, di qualcosa. Niente, c'era il vuoto nei suoi occhi e il mio nome non evocava alcunché.

Ma come, dopo tutte le umiliazioni e il dolore non si ricorda niente? Eppure era così. Lui aveva dimenticato tutto ma io no, proprio vero quello che dicono in Africa "l'ascia dimentica, ma l'albero ricorda". Chi fa del male se lo dimentica ma chi lo subisce no. La sua cicatrice glielo ricorda.

Che fare? In un attimo decisi di passare oltre, non aveva senso dopo 50 anni vendicarsi, fare una scenata, essere stizzosi, certe cose vanno fatte nell'attualità del momento. Non era il caso, se vi aspettavate scene alla Cavalleria Rusticana mi sa che non sono qui. E poi avrei fatto la figura del rancoroso e velenoso. Ma no dai, lascia perdere.

Magari altri avrebbero deciso diversamente, io quella sera ho reagito così e francamente non me ne sono pentito. Ovviamente non ho dimenticato il suo nome ma più che perdonare per me è stato come lasciarmi alle spalle il passato. Luca, sei una persona diversa ora.

(metto una immagine del mio quartiere di una volta. In queste stradine interne, ora silenziose, giocava il tartarino a pallone)

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