LA "MIA" CANZONE DI BATTISTI
Io giocavo a pallone, sono il solito scarpone e ancora gioco,
e per fare impressione, sai che imitavo il pavone e ancora gioco,
Ho un anno di più…"
(Ho un anno di più, 1977)
Questa canzone di Lucio Battisti la sento profondamente mia e ha un significato particolarissimo, che trascende la bellezza del brano. Ho anche un poco di pudore a parlarne. Non so se infatti è stata una coincidenza divina, o il caso o qualcosa di inspiegabile, ma quando mi trovavo in situazioni molto personali, bastava che accendessi la radio e la trasmettevano! Incredibile, la coincidenza all'inizio mi stupiva, poi dopo la terza volta mi ha fatto pensare.
https://www.youtube.com/watch?v=N10vJa9sOvY&list=RDN10vJa9sOvY&start_radio=1
Tanto più strana anche perché è una canzone secondaria dell'album "Io, tu, noi tutti" del 1977, non certo uno dei grandi successi del disco (Sì viaggiare, Amarsi un po'). Il testo è smaccatamente autobiografico, scritto da Mogol pensando a qualcosa a cui stavo pensando anch'io. Su ogni linea di questa canzone potrei scrivere pagine tanto mi colpivano.
E in fondo mi ritengo fortunato di questo sentire comune. Questo infatti è uno dei messaggi migliori che può dare la musica (e l'Arte in generale): passare dal particolare all'universale, riuscire a non farti sentire solo, sei sempre parte di un tutto. Le coincidenze risuonano, diventano nessi. E sempre dirò grazie alla musica, lei c'era quando non c'era nessuno. Grazie Battisti, grazie Mogol.
"Ma che cosa è cambiato dopo che ti ho incontrato? Direi non molto
Ma che cosa è restato dopo che ti ho amato? Direi non molto
Ho un anno di più e qualcosa in meno tu…"
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