QUANDO TACERE
Agli inizi degli anni '90 sulla malattia dell'AIDS regnava uno stigma sociale incredibile, era il "cancer gay", la condanna alla morte schifosa, il castigo di Dio per i tossici che si scambiavano le siringhe e chi più ne ha più ne metta. Tra noi ragazzi giravano storie brutte, ogni esame del sangue in quegli anni era una roulette russa.
Poi la scienza medica in questo campo ha veramente fatto passi da gigante e oggi 2026 l'AIDS è un male trattabile, prevedibile, curabile. Conosco persone che ce l'hanno da più di vent'anni, il virus nel sangue è a livelli impercettibili e conducono una vita normalissima. Non è comunque una passeggiata (come tutte le malattie veneree, dalla sifilide in poi) ma nemmeno più una condanna come negli anni '90.. Noi boomer però ci ricordiamo bene la paura.
(evito di mettere foto trucide ma fidatevi, in confronto la paura per il Covid era niente)
In quegli anni abitavamo vicino ad una madre che stava tutto il giorno in casa si diceva a curare il figlio malato di AIDS terminale. La vedevo poco sulle scale, era sempre di corsa. Un giorno venimmo a sapere che il figlio era morto, le esequie furono rapidissime e quasi di nascosto.
Qualche giorno dopo incontrai la madre sul pianerottolo e le portai le mie condoglianze. Seguì un dialogo surreale che ricordo ancora dopo tanto tempo.
"Condoglianze signora, ho saputo che il suo ragazzo è morto."
"Sì è stato spaventoso, l'incidente è stato terribile."
"Ah, in che sen…"
"Ha avuto un terribile incidente con la moto, poverino e non ce l'ha fatta."
"Ah, un incidente."
"Sì."
Quella donna mi stava raccontando qualcosa di diverso ma intravidi nei suoi occhi molto dolore e decisi di seguirla. Ebbi pietà di quella donna, stava recitando con uno sforzo, voleva salvaguardare il nome del figlio, forse si vergognava, forse voleva stare tranquilla? Non era certo il caso di questionare e non mi pento di aver taciuto. Il dolore era ancora troppo grande. Le dissi ancora qualche parola di conforto.
"Condoglianze ancora, signora."
"Grazie grazie" e si voltò per andarsene, singhiozzando.
Non riusciva nemmeno a dire il suo dolore. Doveva inventare scuse, che peso doveva avere nel cuore. Avevo provato pietà e quando si prova pietà è meglio tacere.
