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lunedì 13 luglio 2026

UNA CANZONE DEDICATA A ME 

Ebbene sì, è stata scritta in mio umile onore una canzone. Dato che da giovane ero molto timido, una volta io e una ragazza ci mettemmo d'impegno. Io la musica, lei avrebbe messo le parole. Alla fine venne fuori un brano che non so perché avevo il sospetto parlasse di me.

"Luchino Luchino Luchino ti voglio bene, non l'hai capito?

Luchino Luchino Luchino, se non mi baci non vivo più!

Luchino Luchino Luchino, a casa tua tu mi hai invitato

Luchino Luchino Luchino e ci ho trovato papà e mammà!

Scommetto che nessuno bacia come te però chissà perché non lo dimostri a me

Se tu ti decidessi a dirmi almeno un sì, io non sarei ridotta così!

Oh oh Luchino Luchino Luchino così carino, così educato

Luchino Luchino Luchino. mi porti al cinema e guardi il film!"

Poi Mina, non so come, è venuta a conoscenza della canzone, l'ha cambiata, incisa e ha fatto il botto. E dopo tutti i soldini se li è presi lei, vitamara!

https://www.youtube.com/watch?v=x0M8i02iOwQ&list=RDx0M8i02iOwQ&start_radio=1

 

PERCHE' QUANDO SI CADE ALL'INDIETRO SI AGITANO LE BRACCIA

Si chiama Riflesso di Moro ed è presente in tutti, anche nei feti appena partoriti.

Ma perché quando cadiamo all'indietro viene istintivo allargare le braccia? Incredibilmente, è un retaggio antichissimo, arcaico, di quando ancora vivevamo sugli alberi e cadendo allargavamo le braccia per afferrare i rami più distanti e non cadere. Un riflesso così importante che è presente fin dalla nascita ed è rimasto in noi anche quando dagli alberi siamo scesi.

Strano scoprire una parte scimmiesca sopravvivere ancora in noi. Però la natura non è stupida, le cose utili le conserva e chissà quanti ne ha salvati questo riflesso involontario.

E' uno dei vari test a cui sottopone nelle prime ore di vita il neonato: se è presente in lui il Riflesso di Moro va tutto bene, è segno di salute neurologica, se non c'è… sono mazzi amari, vuol dire che ci sono danni. Bambino mio, devi sopravvivere.

sabato 11 luglio 2026

UNA RAGAZZA SFREGIATA

Ieri (11.7.26) un algerino col suo coltello ha insultato e sfregiato una ragazza marocchina nella metropolitana di Milano, colpevole secondo lui di averlo guardato male, un taglio che le ha lacerato la guancia dalle labbra fino al collo.

Sfregia una ragazza in metro, algerino 27enne fermato in una palestra. Aggressione senza motivo

L'episodio, in sé orribile, acquista un senso di assurdità quando si è venuto a sapere che in mattinata Mohammed Saidi era stato arrestato per furto e poi subito rilasciato dal magistrato di turno.

Una certa parte politica ha subito urlato allo scandalo e ha duramente criticato l'operato dei magistrati che avrebbero lasciato libero un criminale di tal fatta, tanto più che era irregolare e doveva essere subito espulso.

E non è nemmeno la prima volta che un irregolare arrestato e rilasciato commetteva poi nel giro di poco tempo altri reati. Per cui molti ne deducono che la magistratura e una certa parte politica è complice, per non dire peggio, di questa situazione di illegalità.

La verità però è un'altra.

Queste considerazioni infatti cozzano contro dei fatti precisi: l'art 280 del Codice di Procedura Penale dice chiaramente che la custodia cautelare in carcere si può applicare solo se la pena dei reati contestati supera i 5 anni. Che non è proprio il caso del furto quella mattina di cui era accusato l'algerino (massimo 2 anni). Il giudice era obbligato a rilasciarlo, sia ben chiaro. Se poi proprio lo voleva spedire in carcere dove mandarlo? Le carceri italiane hanno una capienza di 40.000 persone e ne "ospitano" 60.000. Adesso dopo lo sfregio però le cose cambiano: la pena prevista va dagli 8 ai 13 anni e Saidi resta in carcere fino al processo. Verrà condannato, sconterà la pena in Italia e poi verrà espulso.

Art. 280 codice di procedura penale - Condizioni di applicabilità delle misure coercitive

Adesso alcune mie considerazioni:

a. vogliamo cambiare la legge perché questa ci sembra troppo permissiva e lascia liberi i delinquenti, siano essi piccoli o potenziali? Benissimo, facciamolo. Ricordo però che in Italia le leggi non sono fatte dalla Magistratura, ma dal Parlamento. Che da quatttro anni è governato dalla destra con maggioranza piena. Ma quante leggi sono state cambiate in questi 4 anni? Chi oggi si lamenta che la Magistratura ha fatto il suo dovere forse non ha fatto il suo e ha sprecato una occasione.

b. e dato che una nuova legge comporterebbe un prevedibile aumento della popolazione carceraria forse sarebbe il caso di costruire nuove carceri. Che non siano "carceri d'oro" mi raccomando. Quante nuove carceri sono state iniziate in questi anni?

c. riguardo alla questione della Remigrazione, l'espulsione degli immigrati, mi sono già espresso qui Risposta di Luca Tartaro a Cosa pensi della remigrazione, dell'espulsione degli stranieri che non si sono assimilati?

d. la cosa più importante. La ragazza marocchina di 22 anni che durante l'aggressione pensava “di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare” trasportata subito all'Ospedale di Niguarda, è viva ma porterà i segni della coltellata sul volto.

Milano, la ragazza di 22 anni sfregiata in metropolitana: “Gli insulti, gli sputi e la coltellata. Non vedevo, ho pensato di morire”

L'INFERNO

"Ciao Gino, vecchio amico, come va?"

"Male Luca, mi aggiro da solo per casa senza capire.. Da quando è morta mia moglie un mese fa la mia vita è diventata un inferno."

"Questo caldo poi non aiuta."

"Il caldo c'entra poco. L'inferno è un posto dove non c'è nessuno. Tu chiami e nessuno risponde, nessuno arriva."

venerdì 10 luglio 2026

IL SACRIFICIO

Non ho mai capito perché a Dio sarebbe gradita la sofferenza. Digiunare. Fare voto di castità. Inginocchiarsi sui ceci. Frustarsi fino a sanguinare. Isolarsi. Purificarsi rinunciando a tutto. Sacrificare animali se non addirittura bambini eccetera. Sangue, dolore, morte. Perché? Non capisco perché Dio dovrebbe gradire queste cose. A me il significato del sacrificio sembra una pazzia. Un tentativo umano di rabbonire (stavo per scrivere corrompere) chi è superiore offrendo qualcosa di "valore".

Piuttosto se io fossi Dio gradirei molto di più atti di carità, compassione e autentico pentimento. Nutrire i poveri. Aiutare i bisognosi. Visitare chi è solo e ha bisogno. Amare teneramente la propria moglie. Educare con affetto i figli. Sorridere agli sconosciuti. Svolgere al meglio e con disciplina il proprio lavoro. Amare il prossimo tuo come se stesso. Essere un cittadino onesto e responsabile. Cercare il benessere di tutti. Rispettare la natura. Darei MOLTO più valore allo sforzo di questi atti piuttosto che alla sofferenza e al sacrificio di sangue.

Mia personalissima opinione: il diavolo ride quando vede gli esseri umani che sacrificano o si sacrificano. Che magari uccidono la cosa più preziosa che hanno (come il primogenito o altri bambini). Ride perché sa benissimo che non stanno facendo nessun bene ma anzi stanno facendo molto male. Spargono sangue e dolore, ciò di cui si nutre lui. Non stanno certo invocando Dio, stanno invocando altro.

Quando leggo di uomini/donne considerati "santi" perché soffrivano (l'iconografia cristiana ne è piena, certe chiese hanno settori quasi horror) emerge sempre un dubbio in me. Vi dirò di più: quando una religione esalta il sacrificio umano e vuole delle "prove" di dolore sacrificale e rinunce da parte dei suoi adepti…. Mi sa che non è una religione ispirata. Anzi, lo è ma dal demonio che ride in lontananza.

Mia personale opinione, si intende. Ma vedo che ci sono caste sacerdotali che sulla esaltazione del dolore, sulla mistica della sofferenza e del pianto, sulle lacrime, sul "padre che ha sacrificato suo figlio per espiare i nostri peccati" (ho sempre trovato il nesso debolino assai, pure da piccino), hanno costruito un regno. Mi consola sempre pensare che il primo miracolo di Cristo non è stato trasformare il vino in acqua ma l'acqua in vino, voleva che la festa continuasse.

Qualunque religione che sacrifica bambini, i più deboli, chi non si può difendere mi avrà sempre contro. Mia personale opinione, ripeto.

EDIT: e qualunque guerra di religione in cui bambini muoiono mi fa orrore. Non toccate i bambini

giovedì 9 luglio 2026

(Lettera spedita alla famiglia del suicida, bisogna prendersi le proprie responsabilità)

 

Ho conosciuto Daniele per la prima volta tanti anni fa, agli inizi della mia professione di psicologo, quando lui aveva solo 10 anni. Venne nel mio studio accompagnato dalla madre, lei con problemi di alcolismo, trattata da una collega. Il bambino era in grande crisi, avendo i genitori divorziato da poco. Non se ne faceva una ragione, aveva continui incubi la notte, non parlava più con nessuno, a scuola era una continua scena muta (purtroppo la depressione esiste anche nei bambini).

In questi casi le regole di intervento sono piuttosto semplici. Silenzio. Rispetto. Evitare commenti da “pacca sulla spalla”, invasivi o diretti. Non provare insomma a “tirarlo su” (questo in genere vale con tutti i depressi) anche se l’han mandato da te per questo. Il risultato sarebbe fasullo.

Il bambino non piangeva neanche (brutto segno) e si limitava a guardare il pavimento. Dopo un po’ mi presentai e chiesi se era disposto a farmi qualche disegno. All’inizio era titubante, poi quando capì che non li avrei mostrati a sua madre divenne un fiume in piena e mi riempì una intera cartelletta. Aveva proprio bisogno di esprimersi, in quella famiglia il dolore era troppo congelato.

Un disegno tra i tanti mi rimase impresso. Erano i tempi della morte per Aids di Freddie Mercury. Davide disegnò una storia in cui un dottore comunicava a Freddie Mercury che era malato e purtroppo sarebbe morto presto. Al che Freddie, dopo averlo ascoltato, pensava “allora ho poco tempo, devo scrivere ora le mie canzoni più belle. Guardai la storia e mi commossi. Quel bambino aveva dentro la cosa più importante, come trasformare una tragedia in una speranza, come reagire. Una lezione imparata da un bambino. Negli anni seguenti pensavo a lui con molta dolcezza.

Più di trent’anni dopo mi ricontattò, scoprii che anche lui aveva un buon ricordo di me. Purtroppo negli anni erano diventate molto evidenti le sue difficoltà relazionali, soffriva per una forte dismorfofobia (percezione del corpo alterata). Ci mettemmo d’accordo per consulti solo online ma dato che anche in quel caso si vergognava di se stesso mi lasciava intravedere solo i capelli biondi. Era infatti convintissimo di essere basso, grasso, col naso storto etc e che non avrebbe mai avuto una donna per questi motivi. Beveva, fumava troppo e si stava evidentemente lasciando andare.

Con lui iniziai un percorso psicologico purtroppo molto molto incostante., mi chiamava (se mi chiamava) una volta al mese, in genere per narrarmi dei suoi fallimenti relazionali. Ogni mese poi, tra coca alcol e fumo, se ne andava mezzo stipendio per cui era sempre con problemi economici, “un borghese decaduto” si definiva (riaffiorava qui la sua antica depressione). Purtroppo i suoi fantasmi personali e le dipendenze hanno sempre avuto la meglio sui tentativi di avere una qualsivoglia relazione sentimentali, “mi sono rassegnato a fare una vita da Incel”. Malgrado lo esortassi a più riprese di recarsi al Sert, Noa e/o al CPS competente ci andò solo pochissime volte.

L’impressione era quella di una persona che volesse lasciarsi andare e facesse ben poco per reagire, rifiutando ogni aiuto, usando le sue energie e la intelligenza, come spesso fanno i depressi, per escogitare nuove sconfitte.

Ad un certo punto sparì, per un anno non rispose a messaggi o telefonate. Si rifece vivo a marzo 2026 solo per chiedere di prescrivergli un farmaco che usavano in Svizzera nei suicidi assistiti. Una richiesta evidentemente provocatoria che non volevo potevo esaudire. Ma come mai quella richiesta? Nel corso dell’anno di silenzio tutto nella sua vita era andato a rotoli: licenziato dall’Amsa per assenze ingiustificate, non si era cercato un nuovo lavoro né aveva instaurato una qualsivoglia relazione, viveva con la Naspi (che a malapena copriva i suoi vizi). E, cosa ancor più grave, aveva fatto una vendita scellerata della sua casa di proprietà ereditata, comprando in cambio una casa non utilizzabile e dilapidando in un mese i soldi che erano rimasti.

Tutte cose che la sua famiglia, che lo supportava da tempo, conosce meglio di me dato che lui a me ne parlava con molta reticenza. Aveva litigato con tutti e stava volontariamente toccando il fondo, malgrado le sue potenzialità. Il 25 giugno dovette lasciare casa, “sono per strada”. Pochi giorni dopo il tragico epilogo a soli 45 anni.

Una storia amarissima. I fantasmi personali che una persona ha e si porta dentro sin da bambino sono stati in questo caso più forti di tutto, delle esperienze, dei consigli, dell’aiuto. Daniele è stata per me la riprova di qualcosa che mi hanno sempre detto i maestri e a cui io mi ribellavo: “se una persona non vuole essere aiutata non la puoi aiutare. Puoi lanciargli cento salvagenti ma se vuole affondare lo farà.” Rimane sempre il dubbio ...se avessi fatto se avessi detto… ma ormai il tempo è finito.

Luca Tartaro

mercoledì 8 luglio 2026

UNA ETIMOLOGIA CHE STUPISCE

Di sicuro ha stupito me. Non me l'aspettavo proprio. Avete presente il verbo napoletano "pazziare" nel senso di scherzare, giocare, divertirsi, cazzeggiare o il fare cose buffe e sconsiderate in allegria" (Vocabolario Treccani)?

A Napoli è usatissimo e io stesso, quando ero in visita nella città partenopea e facevo lo scemo, venivo apostrofato con "Uè Luchino, hai fernuto 'e pazzià?" (l'ho ricordato qui Risposta di Luca Tartaro a Hai mai tenuto un comizio politico? )

Viene sempre spontaneo associarlo al verbo "impazzire" in una accezione però "sudista", in cui la pazzia è vista come eccentricità e non ha certo lo stigma sociale che ha tra i "nordici" e che porta all'allontanamento, all'isolamento sociale, una brutta roba.

E invece no, la sua derivazione è un'altra! Il napoletano "pazziare" non deriva da pazzia, come sembrerebbe logico, ma dal greco paidòs cioé bambino. "Pazziare" vorrebbe dire allora "comportarsi come un bambino", che gioca scanzonato, allegro, irriverente! Si diverte insomma e Napoli ci insegna che possiamo farlo anche da adulti.

Pazziammo popolo! Perché è una lingua, non è un dialetto!