ESSERE UN INTELLETTUALE
Anni fa mi capitò un fatto curioso. Ero andato a trovare il mio anziano maestro, uno psicoanalista che aveva scritto libri e lavorato con nomi importanti (Lebovici, Diatkine, Ajuraguerra, Musatti) e che ammiravo perché riusciva a coniugare leggerezza e profondità, cosa non così facile.
(una foto di 25 anni fa, come passa il tempo)
Ne avevo parlato pure qui su Quora (Risposta di Luca Tartaro a Com'è avere cento anni?). Con lui sempre la conversazione era intellettualmente varia; tanto per dire, essendo stato un ex partigiano, non era raro addentrarsi pure in temi politici (Risposta di Luca Tartaro a Cosa non dovremmo mai dimenticare della Resistenza?). Insomma mi manca molto.
Quel giorno discutevamo come al solito un po' su tutto, spaziando tra filosofia presocratica, immagini archetipiche, sillogismi aristotelici eccetera. Eravamo da soli in casa visto che la moglie era uscita per la spesa e il tempo passava lieto. Tanto che non ci eravamo nemmeno accorti di quando la moglie era ritornata, troppo impegnati a questionare di arte preistorica.
Ad un certo punto sentiamo un urlo e la moglie del professore entrare trafelata in sala urlando "MA NON VI SIETE ACCORTI CHE LA LAVATRICE SI E' ROTTA? C'E' ACQUA PER TUTTA LA CASA!" Eh… veramente? Restammo ammutoliti. Guardai in basso e in effetti un filino di acqua sul pavimento c'era. Imbarazzati spiegammo come non ci eravamo accorti di nulla. Passai la mezzora successiva ad asciugare col mocio, altro che arte preistorica.
Che dire? Quel giorno ho imparato una lezione: vanno bene i discorsi aulici e le approfondite analisi, ma RESTARE COMUNQUE SEMPRE ATTENTI AL CONTESTO e nel caso intervenire, altrimenti non fai la figura dell'intellettuale ma dell'allocco (detto leggero).
