IL MIO GIARDINO SEGFRETO
Una parola evocativa, che fa sognare sublimità, è per molti Paradiso, il luogo delle beatitudini siano esse celesti o terrene. Ognuno di noi ha il suo personale concetto di Paradiso, un posto in cui essere felice e stare bene finalmente.
La parola è antichissima, deriva dall'antico persiano pairidaēza (pairi-intorno e daēza muro o recinto) e indicava il recinto reale o, per meglio dire, un giardino circondato da mura che lo separavano dal deserto che lo circonda. Ancora oggi in Oriente ci sono giardini meravigliosi, celati alla vista Il paradiso insomma è un giardino segreto.
pieno di acqua, fontane, cascate
fiori profumati, erba, animali pacifici e alberi da frutto
(come lo immaginava l'olandese Hyeronimus Bosch nel 1490)
un luogo sicuro, in cui camminare insieme, senza paura
La parola poi è passata nel greco paraDeisos, il latino paraDisus, l'italiano paraDiso. Lungo i secoli il significato si è ampliato, scivolando da un semplice luogo verso la sfera religiosa, mistica, divina. Anche l'ebraico eDen (piacere, delizie, il famoso paradiso terrestre) non è in fondo così diverso dal "giarDino" e qualcosa risuona.
(Adamo ed Eva nel paradiso terrestre, opera da ammirare nei musei vaticani)
Io rimango sempre incuriosito poi dalla presenza in quasi tutte queste parole della lettera D, come se questa consonante avesse quasi in automatico un valore celestiale ed evocasse qualcosa di sublime, da non sporcare, che evoca pace (tanto che la lettera D è molto poco usata nelle parolacce). Chissà perché.
Anch'io ho il mio giardino segreto e nascosto, in cui ogni tanto mi rifugio. Sono solo parole, che indicano qualcosa che non ne ha bisogno.
