Visualizzazioni totali

lunedì 11 maggio 2026

LEGGERE LA MANO

Quando da giovanissimo mi recai per le vacanze in Calabria, terra bella e tormentata (ma da giovane vedevo solo il bello), tra le tante esperienze mi capitò una vecchia zia a cui garbava leggere la mano.

Anche da ragazzo non ci ho mai creduto. Che si possa intravedere il destino di una persona dalle linee che ci sono nella pelle mi sembrava una sciocchezza. Però avevo 14 anni e la zia mi afferrò la mano. Lasciai fare, più per educazione acconsentii e il risultato devo dire che mi sorprese. Io avevo come tutti le due linee dell'Amore e della Saggezza molto distanti tra loro.

Tutto normale senonché… c'era una particolarità nella mia mano che la signora mi spiegò molto rara da trovare. La croce, c'era una piccola croce che univa le due linee principali e distanti. Mi guardai il palmo della mano, cavolo c'era veramente una crocina piccolina.

(la foto è per dare l'idea delle dimensioni, al prossimo pranzo ve la faccio vedere dal vivo)

Tutte le signore presenti in sala batterono le mani contente: la croce sul palmo era un invincibile segno del destino. Avrei scelto saggiamente il mio amore e vissuto una vita saggia, innamorata e felice.

Non so se altri hanno mai provato a farsi leggere la mano e che impressione ne hanno ricavato. Io ogni tanto in questi anni mi guardavo la crocina e mi chiedevo "mah, chissà se è vero…"

In ogni caso alla mia veneranda età, dopo tante fallimentari esperienze, posso con sicurezza affermare come la vecchia comare (che non volle essere pagata) avesse pienamente ragione. Amore e Saggezza in me sono strettamente legati: la Saggezza è da una vita che mi grida come sull'Amore debba metterci una croce sopra! Ah crocina, ti avessi ascoltata prima ma ero sordo. Luca, obbedisci al destino!

"Leggiamo questa mano, vediamo il destino cosa riserva…"

COSA MI HA RESO ORGOGLIOSO OGGI

Scoprire in questa mia grigia e insulsa vita che c'è il sito di un clone, Luca Tartarini Anzi ce ne sono due, LUCA TARTARINI, con la foto profilo di Homer che mangia la ciambella.

Come dice un mio amico "Ti accorgi che qualcosa vale davvero quando cercano di rubartela". Proud to be me!

IL LUOGO PIU' SELVAGGIO D'ITALIA

 Il luogo più selvaggio sembra spettare alla Val Grande in Piemonte, la più estesa area d'Italia senza presenza umana. "The largest wilderness in the Alps", tanto che è diventata un Parco Naturale.

Eppure una volta di esseri umani ce n'erano parecchi. Poi un disboscamento e uno sfruttamento sciagurati l'avevano ridotta malissimo, senza più risorse, tanto che nel secondo dopoguerra se ne andarono tutti, lasciando la valle a se stessa.

Presto, come ci ha insegnato il lockdown, la natura si è ripresa ciò che era suo. Un amico che fa trekking da quelle parti mi dice che non è raro ogni tanto imbattersi in ruderi mezzo mangiati dagli alberi.

Una terra molto selvatica, aspra, piovosa, inospitale, d'inverno nevica e le temperature si abbassano assassine. Sembra paradossale ma l'inquinamento è stato così profondo che la qualità dell'aria è ancora pessima. "Andare dentro" e "venire fuori" dicono i locals.

Eppure, in questa terra abbandonata viveva un uomo, Gianfry, che a 40 anni decise di mollare tutto e venire qui a vivere come un eremita. Viveva senza scarpe ("le ho lasciate nella precedente vita"), lacero, nutrendosi di cibi scaduti, quello che gli davano gli escursionisti, funghi, bacche e frutti delle piante ("vivo di quel che la natura da, bisogna avere pazienza"). Selvatico, eremita, mezzo matto, uomo del bosco, ognuno lo chiami come vuole.

Evitava di solito gli esseri umani che sentiva arrivare da lontano ("sento l'odore del sapone sulla pelle e del detersivo sugli indumenti") ma ogni tanto scendeva in paese. Non era cattivo, era benvoluto e parlava. Ma poi se ne tornava sulle montagne e spariva.

Non doveva essere una persona sgradevole, perché ha lasciato un buon ricordo di sé. Dopo che nel 2015a 59 anni è morto (intossicazione?), qualcuno si è infatti tatuato la sua figura

ed esiste anche una pagina facebook su di lui

Ciao Gianfry

Non solo. Gli hanno dedicato libri, documentari etc…

venerdì 8 maggio 2026

"Amo satana, che ne pensi?" 

Che si inkzerà a morte perché l'hai scritto minuscolo. Non è quello che volevi?



SE-QUO-YAH

 Una storia straordinaria con un inizio triste. Quando nel corso dei secoli i Cowboys confinarono via via gli Indiani nelle riserve, è opinione comune che tra tutti loro serpeggiasse una grande rassegnazione.

C'era da capirli, anch'io dopo tanto resistere inutile mi sarei sentito così, rassegnato e depresso. Sconfitto e umiliato.

Erano amaramente consapevoli della superiorità tecnologica dei conquistatori che avevano armi micidiali, di molto superiori alle loro frecce, erano tanti, riuscivano a parlare tra di loro pur essendo lontanissimi e a coordinarsi, erano inarrestabili. Con amara evidenza, il Grande Spirito li aveva favoriti ed era con loro, i "bianchi" erano capaci di magie potentissime.

Ma Se-Quo-Yah, come lo chiamavano gli altri cherokee, non cadde in questa depressione. Di lui sappiamo che non parlava inglese, che fu allevato dalla sola madre nelle tradizioni del suo popolo e che non frequentò alcuna scuola. Era un analfabeta, come tutti gli altri.

In più per una ferita al ginocchio non poteva nemmeno cacciare, così diventò un valente fabbro e passava molto tempo ad osservare i bianchi. C'era infatti un loro mistero su cui si interrogava da anni: come facessero i bianchi a comunicare con i "fogli volanti".

Intorno al 1810 ebbe una intuizione straordinaria, che disegnassero le loro parole sui fogli. Ma… ma vuol dire che allora disegnare le parole era possibile! Se-quo-yah non sapeva nulla, nemmeno che esisteva l’alfabeto, aveva solo intuito che si poteva fare. E il semplice sapere che era possibile lo spinse ad inventare un alfabeto tutto suo. Rubò un libro -di cui non capiva niente-, ne utilizzò alcuni simboli e per il 1824 era pronto un alfabeto che oggi definiremmo sillabico. Finalmente poteva scrivere ciò che pensava.

Lingua cherokee - Wikipedia

Ogni fonema rappresenta una sillaba e Sequoyah riuscì a ridurle a poco meno che 90. Tutto da solo. Lo portò a far vedere ai vari capi tribù ed era così efficace che talvolta venne accusato di stregoneria.

Ma molti gli credettero e iniziarono a diffonderlo. La cosa ebbe subito un successo strepitoso e alla fine del secolo il tasso di alfabetizzazione dei cherokee era superiore a quello dei bianchi! Ancora oggi vengono stampati in Cherokee libri e giornali e molti missionari lo hanno adattato per le lingue più diverse.

Mai sottostimare un indigeno, uno sconfitto, un fabbro.

L'alfabeto è stato inventato dagli analfabeti.

Ancora oggi nell'Oklahoma si conserva la sua capanna, che viene visitata e venerata avendo ridato dignità ad un popolo.

A partire da una scintilla, si può costruire un mondo

Si può non andare a scuola, ma devi essere veramente un genio. Altrimenti vacci e mettiti sulle spalle dei giganti.

Non a caso in suo onore vennero chiamati così i più grandi e maestosi alberi del mondo, le sequoie.

martedì 5 maggio 2026

ISTANBUL

Dicono che Istanbul sia una delle città più belle del mondo e non faccio fatica a crederci, visto che TUTTI me ne hanno sempre parlato benissimo. Una città affascinante, incantevole.

(la Cattedrale di Hagia Sophia)

(come vorrei vedere la Moschea Blu)

Presi un volo che avrebbe fatto scalo nell'areoporto di Istanbul solo per un paio d'ore, non c'era tempo per uscire e la mia esperienza della Turchia per molto tempo si limiterà a questa. Avevo 48 anni e mi chiedevo: cosa puoi imparare di un paese in sole due ore? Ecco la mia esperienza nell'attesa del volo della Pegasus Airline.

Arrivato a Istanbul, nella sala di attesa mi aspetta una sorpresa, anzi due. Per prima cosa, visto che con calma bisogna aspettare la coincidenza, decido di prendermi una tazzina del famoso Caffè Turco. E proviamolo ‘sto caffè.

La tazzina è bella ma il contenuto? Sembra broda scura, lo assaggio e… imbevibile! E' schifoso! Sembra caffè in polvere allungato con l’acqua tiepida. Bleah. Dopo due rapide sorsatine lo appoggio sul tavolino.

Lo so, sto facendo la figura del solito italiano schizzinoso con il caffè estero ma riporto solo le mie impressioni. Mi diranno poi che dovevo attendere si depositasse la polvere, ma che senso ha bere un caffè freddo? Poggiata la tazzina intanto mi guardo in giro e lì ho la seconda sorpresa.

Forse influenzato dai film visti da piccino di Brancaleone da Norcia, che parlava dei turchi come “lo nero periglio che vien dal mare

io me li ero sempre immaginati scuri di pelle. E invece no, sono bianchi, bianchissimi. Se non fosse per la foggia orientale di certi costumi e la parlata sembrerebbe di stare in Italia, gente dalla pelle bianca con occhi chiari, qualcuno addirittura biondo. Facce mediterranee. Come essere seduti, che ne so, in una hall di un aeroporto in centro Italia. Proprio vero che il razzismo si cura viaggiando.

Le donne sono belle, spigliate e non portano il velo. Mi ricordavano molto le napoletane: una ragazza di Napoli a Istanbul e viceversa non si noterebbe tra la folla. Per non smentirsi comunque quasi tutti gli uomini hanno grandi baffoni caratteristici, i baffi vanno fortissimo in Turchia

Ma io non me ne curo, c’è un bambino turco coi riccetti biondi che gattona tra le poltrone della sala d'aspetto e vuole vedere il mondo, avrà poco meno di un anno. Ho passato quasi due ore a guardarlo esplorare. I bambini sono uguali in tutto il mondo, è un amore. Questo è il ricordo più intenso che ho di Istanbul, un bimbo biondo che gattona.

lunedì 4 maggio 2026

TROPPO BELLA PER LAVORARE

Ogni tanto sui social si incrociano foto di ragazze bellissime e truccatissime, in pose statuarie e provocanti con vestitini "strizzati". Insomma, come diceva mia zia, "belle tose".

Con occhi languidi, costoro guardano la videocamera e poi dicono serie al mondo con il labbro imbronciato: "sono troppo bella per lavorare. Lavorare è da sfigati, poveri! Quando una è bella come me che bisogno ha di lavorare?"

Ogni volta vorrei rassicurarle e dire di stare tranquille, hanno perfettamente ragione. Nella loro vita non lavoreranno mai con le mani.

(evito di mettere foto)